E noi saremo, come sempre, fottutiPer me l’unica scienza vera, seria, da seguire, è la fantascienza. L’altra, quella ufficiale, che ha i suoi altari nei laboratori, va avanti a tentoni, senza meta. E comincia persino ad aver paura della propria ombra. Sembra che stia arrivando anche per gli scienziati il momento dell’angoscia. Nei loro laboratori asettici, avvolti nei loro camici inamidati, questi vecchi bambini che giocano con cose sconosciute, maneggiando apparecchi sempre più complicati e inventando formule sempre più astruse, cominciano a domandarsi che cosa può accadere domani, a che cosa finiranno per portare queste sempre nuove ricerche. Finalmente, dico io. E se fosse troppo tardi? Biologi li chiamano, o fisici, chimici. Per me sono dementi. Solo adesso, quando già stanno per sfasciare l’universo, gli viene in mente di chiedersi se per caso non può essere pericoloso. E se salta tutto? Se i batteri così amorosamente allevati nei bianchi laboratori si tramutassero in nemici mortali? Se il mondo fosse spazzato via da un’orda di questi batteri, con tutta la cosa merdosa che lo abita, a cominciare dagli scienziati dei laboratori? Alle tre posizioni impossibili di Freud, governo educazione psicoanalisi, io aggiungerei, quarta, la scienza.
Solo che loro, gli scienziati, non lo sanno di stare in una posizione insostenibile. Io non sono pessimista. Non succederà niente.
Per il semplice fatto che l’uomo è un buono a nulla, nemmeno capace di distruggersi. Personalmente, un flagello totale promosso dall’uomo lo troverei meraviglioso. La prova che finalmente è riuscito a combinare qualche cosa, con le sue mani, la sua testa, senza interventi divini, naturali, o altro. Tutti quei bei batteri supernutriti a spasso per il mondo come le cavallette bibliche significherebbero il trionfo dell’uomo. Ma non succederà. La scienza ha la sua brava crisi di responsabilità. Tutto rientrerà nell’ordine delle cose, come si dice. L’ho detto: il reale avrà il sopravvento, come sempre.
E noi saremo, come sempre, fottuti.

Crediti
 Jacques Lacan
  21 novembre 1974
  tratto da un'intervista rilasciata a 'Panorama'
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