
Nella misura in cui la nostra esistenza è la condanna di tutto ciò che è riconosciuto oggi, una esistenza interiore vuole che siamo anche imperiosi. Ciò che intraprendiamo è una guerra. È tempo di abbandonare il mondo dei civilizzati e la sua luce. È troppo tardi per tenere a essere ragionevoli e istruiti – il che ha portato a una vita senza attrattive. Segretamente o no, è necessario divenire tutt’altro o cessare di essere. Il mondo al quale siamo appartenuti non propone niente da amare al di là di ogni insufficienza individuale: la sua esistenza si limita alla sua comodità. Un mondo che non può essere amato da morirne – nello stesso modo in cui un uomo ama una donna – rappresenta soltanto l’interesse e l’obbligo al lavoro. Se viene paragonato con i mondi scomparsi, è orrendo e appare come il più mancato di tutti. Nei mondi scomparsi, è stato possibile perdersi nell’estasi, cosa impossibile nel mondo della volgarità istruita. I vantaggi della civiltà sono controbilanciati dal modo in cui gli uomini attuali ne profittano: gli uomini attuali ne profittano per divenire i più degradanti fra tutti gli esseri mai esistiti. La vita si svolge sempre in un tumulto senza coesione apparente, ma trova la sua grandezza e la sua realtà soltanto nell’estasi e nell’amore estatico. Colui che tiene a ignorare o a misconoscere l’estasi è un essere incompleto il cui pensiero è ridotto all’analisi. L’esistenza non è solamente un vuoto agitato, è una danza che costringe a danzare con fanatismo. Il pensiero che non ha come oggetto un frammento morto, esiste interiormente come delle fiamme. La vita umana non ne può più di servire da testa e dà ragione all’universo. Nella misura in cui diventa questa testa e questa ragione, nella misura in cui diventa necessaria all’universo, essa accetta un asservimento. Se non è libera, l’esistenza diventa vuota o neutra e, se è libera, è un gioco.
È tempo di abbandonare il mondo dei civilizzati
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