È un cardellino!
Mio padre ha avuto un padre ancora meno di me, e io mi sono reso conto che esistevano le figure dei nonni solo una volta a scuola dai Padri. Però una madre lui almeno l’ha avuta di sicuro, io chissà. Era mattina presto, avrò avuto quattro, cinque anni e c’era una brezza fredda, e l’uccellino giallo e verde volava tra le canne e il fico e l’alloro e veniva a sbattere il becco in picchiata contro il vetro della finestra, si faceva male, io ero allarmato, l’ho anche aperta, ma lui mica entrava, la richiudevo e lui tornava con un piccolo verso a sbatterci contro con tutta la forza del suo volo disperato, non capivo, e riaprivo e richiudevo, e mi dicevo, se anche entra dentro, poi qui che ci fa, che vuole, che cerca, me no di sicuro, ho preso del pane secco e l’ho sbriciolato sul davanzale, ma le briciole non gli interessavano, e intanto il vetro si macchiava di sottilissime striature di sangue, anche il petto giallo si era macchiato di porpora, mi dispiaceva, ho spinto il paiolo fin sotto, l’ho ribaltato, mi sono issato sopra, sono salito sulla mensola della finestra e ho chiuso le ante e l’uccellino lì non veniva più a sbatterci contro, e poi ho sentito la bicicletta cadere contro il muro e mia nonna è rientrata in fretta e furia senza andare in mare a lavarsi, mi fa, Che è tutto questo scuro? Apri le ante no?, C’è un uccello tutto colorato che si butta contro il vetro, lei aprì le ante richiuse e la finestra e un istante dopo l’uccellino tornò a buttarsi a capofitto lì contro emettendo uno stridio per il colpo sempre più mortale e lei gridò, È un cardellino! Da queste parti! Primavera presto!, e poi, stupita, Ma il vetro è pieno di sangue!, io chiesi tutto agitato, Cosa vuole? Cosa vuole? Perché si fa male?, lei restava muta, la testa all’insù verso il vetro dove lui continuava a buttarsi e a franare sempre più ferito, ostinato, impazzito. Riaprì la finestra dicendo, Si specchia e crede che è un altro cardellino. Crede che non è solo, povero scemo. Questo fa prima a crepare che a capire, e richiuse le ante e andò a buttarsi tutta vestita sulla branda sospirando esausta, sospirando una parola esausta, …passione…. Io uscii, mi guardai attorno e perlustrai tra i rami e le canne e poi lo vidi a terra che sbatteva le zampine a pancia in su contemplato dalla capra immobile, non avevo mai visto un cardellino prima e aveva già esaurito i suoi voli, deglutii un groppo di saliva via l’altro, mi sono impressionato, ero così piccolino, ma non mi sono avvicinato, ho chiuso gli occhi con quanta forza avevo, il capino ha continuato a reclinarsi dentro la mia retina… per ore, per giorni, per decenni… era stato vivo e insieme a un’immagine dell’altro in sé il tempo di morirne, era stato sempre lui, non c’era un altro cardellino all’infuori di lui, ma non aveva voluto capirlo, a costo della sua vita aveva continuato ad andargli incontro, ad andarsi addosso… e gli ho girato le spalle per sempre. Io avrei capito che ero solo io, invece. Cioè: che io ero e sarei rimasto solo.

Crediti
 • Aldo Busi •
 • SchieleArt •   •  •

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