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Non è nota la buona abitudine all’attenzione, organo preposto a correggere le molteplici escrescenze, così come i più noti fallimenti del processo educativo. Al punto, che la maggior parte di questi, potrebbero essere qualificati come mancanze o difetti dell’attenzione, che vanno dalla semplice disattenzione, a quella tipica del vagabondaggio dello spirito e alla dissoluzione delle forme o al libertinaggio, passando dalla semplice divagazione, dalla vaghezza dell’informalità, dalla forte amarezza del razionalismo, per raggiungere il rilassamento delle regole, permissivismo immorale, ipocrisia, piatta maleducazione, calunnia, franco assenteismo, alienazione psicologica e infine, perdita della ragione. Alcune di queste forme, più o meno disciolte, rivelano il favoloso dato della filosofia moderna: il fenomeno dei doppi nell’uomo, la possibilità che l’essere umano sia il suo contrario, e che si rivolta, per così dire, per diventare qualcosa di diverso da ciò che è in sostanza. Uno squilibrio morale senza dubbio, dove le parti della natura umana combattono l’una contro l’altra o dove le già trincerate potenze, entrano in conflitto, all’interno della stessa natura; doppio squilibrio dunque, e ben lungi dall’essere meramente assiologico, acuisce nell’ontologia stessa del suo essere, attraverso l’esistenza.

Perdita pneumatica

E così, i problemi educativi più ostinati, derivano dalla mancanza di sviluppo, si potrebbe dire di verticalità o livello di istruzione (e in ultima analisi, metafisica) che si manifesta nel tipo d’uomo unidimensionale e carente d’orizzonti, così come lo vediamo al giorno d’oggi, attaccato al ‘qui e orà del divertimento – alla ricerca del piacere o del potere, come pure della ricchezza – come il muso degli animali a quattro zampe che è molto vicino, quasi a toccare a terra. Sorge anche e principalmente la mancanza di chiare distinzioni, sotto criteri semplificati alla sua massima espressione, così come si perde la prospettiva e la distanza assiologica e morale tra le persone, in una sorta di assenza di gravità e di volume, rendendole così, figure omologabili, spacciate come un banchista le cui commesse appiattite dal giovane e da uomini carenti di realtà, e per cui, le stesse persone, si riducono ad un semplice sostantivo come ‘giovane’. Soggettivismo rampante, senza dubbio, che vorrebbe uguagliare con le stesse dimensioni l’asino alla montagna, l’ape alla torre, in una confusione vertiginosa di distanze, le cui forme confinano, non nell’indistinzione dell’aperta negligenza, ma, nell’ offesa, nel forte disprezzo appena velato d’irriverenza, trasformando così i suoi soggetti, in esseri perfettamente irreali. È impossibile non notare che tali modi, che tali cattivi modi, sono spesso socialmente tollerati come forme d’aggressività verso gli altri, in una sorta di gregarismo sociale, che con tutto e tutta la sua incoscienza, codifica per istinto le loro aggregazioni, in una sorta di circuito chiuso, protetto proprio a causa del suo “nocentrismo” fondato in un sistema per niente sano di convenzioni, davanti il quale, non solo l’egoismo, ma la stessa follia, appare come un innocente gioco da bambini.
Si tratta in effetti, di forme di auto-inganno, più virulente quanto più sono intricate, nell’anima inferiore dell’egocentrico, opache e negative, in quel sistema di convenzioni aggreganti. Si può solo aggiungere che nelle sue estreme ed eccentriche manifestazioni, si presenta come un ignorare, un disattendere ai compiti e agli impegni, e infine come uno svincolarsi di valori e persone (nonostante molti di questi distratti si presentino simultaneamente come rappresentanti e anche come incarnazioni di questi valori e persone). Perché non vi è una forma di alienazione che non sia doppiezza, squilibrio, perdita psicosomatica della libertà, scontri tra le parti della natura umana in conflitto o ciclotimia: che è assenza, oblio dell’essere, amnesia o perdita pneumatica della libertà, cosa che può essere interpretata come negligenza, quando l’anima inferiore ha preso tutto il controllo, e diviene poi, difficile da curare.


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