Egemonia culturale
Mille volte nella nostra vita ci è accaduto di ascoltare discorsi idioti. Ma ogni volta sapevamo che, attraverso la parola, la ragione e il dialogo, la presenza dell’ala dell’imbecillità si sarebbe attenuata, fino a farsi riassorbire nei confini del ragionevole. A quei tempi la chiamavamo egemonia culturale, e non era il predominio di una visione politica sull’altra, ma il dominio dell’intelligenza sulla stupidità. Ancora adesso quando mi domando a che cosa serva la cultura, l’unica risposta possibile mi sembra questa: la cultura è una strada o un contenitore che cerca di ricondurre a ragione gli istinti di cui pure è formata, e di riportare all’interno della civiltà le spinte che vorrebbero azzerarla.
Questo meccanismo è saltato. La battaglia mi sembra perduta. L’egemonia culturale è finita. Il valore della ragione era legato soprattutto al suo impiego materiale: studiare migliorava la vita. Da quando non succede più, la conoscenza ha perso valore. È un cambio epocale e porterà la guerra, prima o poi, perché la ragione per definizione comprende, distingue, rifiuta le semplificazioni e la logica amico/nemico, mentre la fede crede o non crede.
La colpa è anche nostra, per carità: in molti, per vanità e pigrizia, abbiamo preferito ascoltarci e farci ascoltare invece che ascoltare. Ma anche per gli uomini-spugna non esistono scuse: sanno leggere e scrivere, ormai, e potrebbero informarsi su tutto. Se credono alle sirene, ai guaritori e ai complotti degli Ufo, la colpa è anche loro. L’ignoranza non è più soltanto una condizione, oggi è anche una scelta. Siamo passati dall’egemonia culturale alla prevalenza del cretino.
Forse, mi dico, è anche questione di come il tempo ci appare: se tutto è presente e i fatti emergono per un istante prima di risprofondare nell’indistinto, non ha senso fare lo sforzo di metterli in fila: cercare una coerenza è inutile, si può dire tutto e il suo contrario, volta per volta, perché ogni istante è slegato dagli altri, un pulviscolo da assorbire senza farsi troppe domande.

Crediti
 Giacomo Papi
 Il censimento dei radical chic
 Pinterest • Michelangelo Merisi da Caravaggio  • 




Quotes casuali

Un uomo può compiere imprese
stupefacenti e assimilare una grande
quantità di conoscenze, eppure non
avere alcuna comprensione di sé.
Ma la sofferenza spinge un uomo
a guardarsi dentro. Se vi riesce,
ecco che là, dentro di lui,
comincia il suo apprendimento.
Søren Kierkegaard
Un comportamento folle non è necessariamente la manifestazione di una mente malata, ma può essere l'unica reazione possibile ad unÈ patologica la comunicazione di una data famiglia perché uno dei suoi membri è psicotico, o uno dei suoi membri è psicotico perché la comunicazione è patologica? contesto/ambiente in cui si comunica in maniera assurda e insostenibile.Paul Watzlawick
Non sapendo niente di quel che si deve sapere; risoluto a non fare niente, io sono condannato da sempre per sempre.Arthur Rimbaud
Lettera a Demeny