Elogio della traditrice
C’è una vecchia storia – un argomento, in linguaggio un po sezionato dalla Storia della letteratura – che parla di un cacciatore cacciato, un seduttore sedotto, un mago incantato. Anche il Vangelo porta i ricordi di questa storia quando mette in guardia al discepolo esaltato che taglia l’orecchio di uno dei nemici di Cristo; chi uccide con il ferro, con il ferro muore. Inoltre, pensa male e ti avvelenerai, non giudicare e non sarai giudicato, non tradire e non ti tradirai. Non a caso il traditore Giuda finisce tradendo la sua coscienza, costringendolo a pagare per la morte del Maestro con la sua propria vita.
L’insegnare è giocare con i limiti della conoscenza. È un gioco pericoloso in cui l’insegnante dimostra quello che sa, ma anche le sue possibili (e probabili) insufficienze. Parafrasando un altro detto, potremmo dire: dimmi ciò che insegni e ti dirò cosa ignori; o anche, dimmi ciò che insegni e ti dirò cosa nascondi.

Se le fate sono delle dame dell’altro mondo, allora Viviana (la Dama del Lago) è certamente una fata. Suo padre, il re Dionas, era il figlioccio della dea Diana, e Viviana, fin dall’infanzia, si è consacrata alla foresta di Brocèliande che attraversa senza sosta.
Il rapporto del mago Merlino con la sua studentessa, amata e distruttiva, raccoglie e registra alcuni di questi suggerimenti. Egli che ha fatto tanto per insegnare il bene, finisce apprendendo ciò che è il bene. Merlino, come si vedrà in futuro, sa, sin dall’inizio, che si innamorerà della ragazza, e le offrirà per sedurla, l’unica cosa di valore che ha: la sua magia; per cui, alla fine, Viviana passerà l’esame e nella pratica dovrà dimostrare la sua maturità nel superare il suo maestro e nel distruggerlo. Sapere che sarà così è sapere che questa sequenza di eventi è già stata decisa e non si può tornare più indietro: la certezza palpabile come questa, la più comune, che ci dice che la gioventù è breve, la vecchiaia è amara e la morte inevitabile. Possiamo fare tutte le battute che desideriamo su questo, vederci come personaggi di quella storia, prendere le distanze da ciò che ci accade, e anche allora la storia sarà compiuta, portandoci in avanti dove siamo diretti.
Uno slogan moderno dice che l’informazione è potere. La storia di Merlino, ci costringe a esplorare i limiti di questa “mezza” verità: Merlino è a conoscenza di ciò che accadrà e quest’informazione è paragonabile a quella di un paziente che sa e capisce la natura del cancro, che senza i medicinali, potrebbe divorarlo in pochi giorni. Inoltre l’uscita di Merlino non punta al suicidio, come quella tentata da Giuda, o come quella che può tentare un malato disperato; ma offre la possibilità di decidere, almeno, come e dove lasciare il mondo. La sua tortura è nell’amore cortese, che non può fare a meno della sua amata, anche se lei avesse solo da offrire inganno e disprezzo.
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La partita quindi, si gioca con i dadi truccati. Come lettori, abbiamo imparato ad amare Merlino, ammirando la sua arguzia, il modo in cui guida il re. Anche nel campo dell’etica amorosa, Viviana mostra che è superiore al maestro: Merlino si da a una relazione distruttiva e usa la magia per cercare di raggiungere (egoisticamente) che lo amino. Viviana, invece, ha usato il suo potere come maga a liberare (disinteressatamente) Sir Pelleas dal rapporto distruttivo che lo teneva vincolato. L’amore viene dopo tra loro, non come risultato di qualche magia, ma dalla reciproca attrazione, ammirazione e devozione. E persino l’integrità con cui accetta che il suo ultimo servizio da fare al re è di lasciarlo a sé stesso, visto che con lui al suo fianco, Artù mai cesserebbe di essere un incompetente, un bambino che, quando il gioco si fa duro, chiede a qualcuno più capace di lui di tirare le castagne dal fuoco.
Viviana, non cessa, per questo, di essere una bella e giovane donna che un vecchio poco attraente cerca di portarsi a letto e che Merlino non la attrae come amante, e da un lato, non siamo in grado di dargli torto, anche perché, nonostante tutto, nessuno apprezza più di Viviana ciò che Merlino fa: tanto che vuole imparare a fare lo stesso. Allora Merlino sceglie di lasciarsi rinchiudere dalla donna amata a Brocèliande e di vivervi, invisibile ma presente, insieme agli alberi, agli animali e alle stelle. Infatti, quando Merlino sparisce, è lei a prendere il suo posto in modo efficace, proteggendo Artù e la cavalleria dal suo mortale nemico: Morgana. Anche se Viviana, non gli avrebbe dato il colpo di grazia, Merlino era già in declino. In altre parole: che lei poteva darlo dimostra che c’era, e così, non ha avuto un’altra scelta che farlo uscire dalla circolazione e di assumere le sue funzioni. Per fare questo, non era necessario concedersi a Merlino (qualcosa di ripugnante), e di fatti non lo fa.
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Se affrontiamo il personaggio così, l’apparente contraddizione della sua figura scompare. Non che si desidera distruggere Merlino per cattiveria, per privare al mondo arturiano di una delle sue figure più emblematiche; si desidera essere Merlino, essere un Merlino migliore, sostituirlo. D’altra parte, che Viviana non ami Merlino, non significa che sia incapace di amare: difatti dimostra il suo amore per il Re Artù, salvandolo da morte certa per mano del favorito di Morgana: Accolon, che cercava, con Morgana, di salvare il morente re e portarlo ad Avalon; quando Viviana, incontra Sir Pelleas, un cavaliere che ha le caratteristiche richieste (in grado di fare qualsiasi cosa per compiacere la sua dama e, inoltre, a differenza di Merlino, Viviana è degna d’amore per la sua bellezza), lo libera con la sua magia dall’amore non corrisposto che sentiva per una certa donna e diventa la sua fedele moglie.
L’aiuto dato ad Artù da Viviana è efficace quanto quello di Merlino, anche se agisce così discretamente, che il re non si rende conto che lei è colei che impedisce Accolon di ucciderlo. Con grande eleganza, lascia che il re veda quello che è successo come una prova della sua stessa forza, anziché stabilire un nuovo vincolo di dipendenza.

Merlino e Viviana si trovano a Brocèliande, ma chi può vederli?


Crediti
 • Sergio Parilli •
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 • Anna Maria T. •

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