Eloquenza del potere con le forme
L’attore, il mimo, il danzatore, il musicista, il poeta lirico sono fondamentalmente parenti nei loro istinti e formano un tutto le cui parti si sono specializzate e separate a poco a poco — finanche alla contraddizione. Il poeta lirico rimane più lungamente unito al musicista, l’attore al danzatore. — L’architetto non rappresenta né uno stato apollineo né uno stato dionisiario: in lui è il grande atto di volontà, la volontà che muove le montagne, l’ebbrezza della grande volontà che ha il desiderio dell’arte. Gli uomini più possenti hanno sempre ispirato gli architetti; l’architetto fu incessantemente sotto la suggestione della potenza. Nell’edificio, la fierezza, la vittoria sulla pesantezza, devono essere rese visibili: l’architettura è una specie di eloquenza del potere con le forme, talvolta convincente ed anche carezzante, talvolta imperiosa. Il più alto sentimento di potenza e di sicurezza trova la sua espressione in ciò che è di grande stile. La potenza che non ha più bisogno di dimostrazione; che disdegna di piacere; che risponde difficilmente; che non sente nessuna testimonianza intorno a sé; che vive incoscientemente delle obbiezioni che si muovono ad essa; che riposa su sé stessa, fatalmente, una legge tra le leggi: è ciò che parla di sé in grande stile.

Crediti
 Friedrich Nietzsche
 Il crepuscolo degli idoli
  11
  Oziosità inattuali
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Quotes per Friedrich Nietzsche

Al compimento del trentesimo anno, Zarathustra lasciò la sua patria e il lago della sua patria e andò sui monti.

Il «mondo-verità» — inaccessibile? In ogni caso non ancora raggiunto. Dunque sconosciuto. È perché esso non consola nè salva più, non obbliga più a niente: come una cosa sconosciuta potrebbe obbligarci a qualche cosa?... (Alba grigia. Primo sbadiglio della ragione, Canto del gallo del positivismo).

Le grandi epoche della nostra vita sono quelle nelle quali troviamo il coraggio di ribattezzare il nostro male come la cosa per noi migliore.

Quando la virtù ha dormito, si alza più fresca.

Noi non accusiamo la natura di immoralità, quando essa ci manda un temporale e ci bagna: perché diciamo immorale l'uomo che fa il male? Perché noi supponiamo qui una volontà libera, che regna capricciosamente, e lì necessità. Ma questa distinzione è un errore.