Nel significato letterale è la concessione della libertà, la cessazione del rapporto di schiavitù, indipendentemente dalla volontà dello schiavo. Nel marxismo, invece, assume il significato di risultato della lotta per la liberazione del proletariato dalla condizione di dipendenza economica, politica, sociale e culturale in cui è costretto nella società borghese. Questo termine è spesso riferito a un contesto specifico, come per esempio emancipazione dai vincoli giuridici, o emancipazione del lavoro, e in questo si distingue dal significato più complessivo del concetto di liberazione.
A questo proposito sono sorte delle polemiche riguardo all’uso del termine di emancipazione per caratterizzare l’obiettivo di movimenti politici, come ad esempio quello femminile. Infatti, secondo alcuni, indicare nell’«emancipazione della donna» le finalità di questo movimento comporta, in un certo senso, l’implicita ammissione del carattere parziale e limitato alla «conquista della parità di diritti con l’uomo» di questa lotta, che invece deve essere una vera e propria lotta di liberazione nel senso più ampio del termine.
Emancipazione: Nel suo uso criticato, indica la concessione di diritti e parità all’interno di un sistema sociale esistente, senza metterne in discussione le strutture fondamentali di potere e dipendenza.
Liberazione: Un processo più radicale e complessivo dell’emancipazione, che mira a una trasformazione totale delle condizioni economiche, politiche e culturali, superando la dipendenza stessa e non solo i suoi vincoli giuridici.
Proletariato: Nella teoria marxista, è la classe sociale dei lavoratori salariati, che non possiedono i mezzi di produzione e sono quindi costretti a vendere la propria forza-lavoro per vivere, diventando il soggetto rivoluzionario per l’emancipazione.
Dizionario enciclopedico marxista
a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare di Torino
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