Emergenza all’intelligenza
Non è chiaro il futuro, anzi è sempre più oscuro. Il tempo che ci aspetta sembra andare di fretta, ci balla sotto i piedi senza indicare rimedi. La comunicazione esagerata porta solitudine esasperata, i social network sfornano parole per persone invisibili come banderuole, persone che hanno perso il senso di una carezza e si guardano negli occhi con cinica compostezza. E, invece, uno schermo ci guarda con aria beffarda da uno scatolone digitale, in cui tutto è virtuale, in cui non esisti, in questi tempi tristi, in cui si scambiano parodisti per artisti, politicanti per altruisti, in cui l’umanità viene calpestata, deturpata, stiamo diventando estranei a noi stessi, in questa vita piena di eccessi, in cui chi urla o parla veloce vuole solo annullare la voce, in questa emergenza all’intelligenza, alla bellezza, unica salvezza, e al dono più grande, l’umiltà: calpestata senza pietà. E noi guardiamo tutto questo ciechi, come in un buio pesto. Parafrasando fabrizio, che molto capì fin dall’inizio, dai computer non esce niente, dal letame nascono i fior. Riempire l’elettronica di verità, di creatività, migliorerebbe la nostra realtà, piena di egoismo, di incontinente narcisismo che rinnega l’altruismo e sfocia nel qualunquismo, in cui anche un maiale si sente intellettuale, arrogante, presuntuoso, letale ma attuale di un’attualità trasformata, edulcorata, in cui il bene si mescola col male e come se fosse uguale, tutti si sentono profeti di un dio di cui sono unici esegeti, ingannando ogni secondo, come se fosse la fine del mondo. La fine di qualcosa lo è di certo, come la stonatura in un concerto: persistente, invadente, che sconvolge la mente, una stonatura a cui sembriamo abituati rassegnati condannati, una stonatura che disturba l’armonia, infanga la poesia. In questa nebbia cerchiamo un po di luce, che non abbia un aspetto truce. Cerchiamo di costruire un futuro che sia più sicuro, che somigli ad una vita che non sia svilita, un futuro che si avvicini al presente, anche analogicamente, senza finzione, con educazione, come un albero tagliato che ritrova le radici, semplicemente nelle parole che dici, sperando che ritrovino un valore e siano in sintonia con il cuore, come nei gesti di un ballo, delicato come un cristallo, che invadono le strade con un’eleganza che persuade.

Crediti
 Vincenzo Mollica
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