Epifania — dell’umanità
Ciò che chiarisce il mondo dell’umano è inspiegabile: si definisce in qualche modo tutto, senza essere una spiegazione. Difficile tuttavia coglierlo nel suo sapere paradossale, che contrasta la velata certezza con una diffusa insicurezza. Più facile dare per scontato, far finta di niente, essere cinici, nascondere, denigrare, offendere, sfruttare, approfittare. L’umanità dell’umano: prossimità che si approssima, vulnerabilità, volto imprevisto dell’altro. Non scoperto, non visto, non oggetto, non termine, non soggetto (come me), ma altro per quanto sublime. Fragilità, vulnerabilità, umiltà, supplica, miseria, povertà, bisogno — fanno giuste ogni dignità e ogni altezza e consentono di dire umanamente di qualsiasi dignità, di qualsiasi altezza. Capovolgono, contestano e manifestano l’ingiustizia senza fondo di una configurazione disumana dell’umano: dove la miseria resta solo miseria, e la dignità solo dignità; la povertà sempre più povera e la regalità sempre più regale; con qualche ammiccante eccezione alla regola. Epifania — dell’umanità: perché fragile, debole, ferita, incapace di fare scelte. Perché l’umanità non sorge senza un rovesciamento che si contrappone di continuo come nella rincorsa instancabile tra il sole e la luna, senza una rivelazione che si svela sempre di nuovo: fragilità e integrità, debolezza e forza, ferita e felicità.

Crediti
 Emmanuel Lévinas
 Pinterest • Georges de La Tour  • 




Quotes per Emmanuel Levinas

L'amore è caratterizzato da una fame essenziale e inestinguibile. Stringere la mano ad un amico, vuol dire esprimergli la propria amicizia, ma dirgliela come qualcosa di inesprimibile, o meglio ancora, come qualcosa di incompiuto, come un desiderio permanente. La positività stessa dell'amore è nella sua negatività. Il roveto che alimenta la fiamma non si consuma.  Totalità e Infinito

Il nostro rapporto col mondo, prima ancora di essere un rapporto con le cose, è un rapporto con l'Altro. È un rapporto prioritario che la tradizione metafisica occidentale ha occultato, cercando di assorbire e identificare l'altro a sé, spogliandolo della sua alterità.

Amate prima di comprendere, senza voler comprendere, senza concupiscenza.

Il fatto originario della fraternità è costituito dalla mia responsabilità di fronte ad un volto che mi guarda come assolutamente estraneo, e l'epifania del volto coincide con questi due momenti. O l'uguaglianza si produce là dove l'Altro comanda il Medesimo e gli si rivela nella responsabilità; o l'uguaglianza non è che un'idea astratta e una parola.

Nel semplice incontro di un uomo con l'altro si gioca l'essenziale, l'assoluto: nella manifestazione, nell'«epifania» del volto dell'altro scopro che il mondo è mio nella misura in cui lo posso condividere con l'altro. E l'assoluto si gioca nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di complicità o di aggressività, di accoglienza o di rifiuto.