Egon Schiele ⋯
Mezzogiorno, New York. Ce la faccio appena a sedermi a scrivere due righe.
Ancora una giornata dura, ma – credimi – pacifica. Comincio a capire come debbono soffrire gli altri, quelli a cui la chemio arriva nel profondo e non trovano la pace che io ho la fortuna di vedermi sempre davanti. Chi sa perché?
Sono andato nel profondo del bosco selvaggio, poi è venuta una pioggia a dirotto, poi al ritorno non riuscivo ad attraversare la strada del parco: era invasa da migliaia e migliaia di maratoneti che domani parteciperanno alla grande gara che finisce proprio qui, nel mio parco, passando davanti a casa.
Era strano vedere tutta quella bella, tantissima gente, sana, forte, che correva, sudava sotto la pioggia con le bandiere di tutto il mondo. Non avevo nostalgia: mi veniva in mente l’immagine di me che correvo davanti al ritratto di Mao sulla piazza Tienanmen e vedevo un vecchio cinese col cancro che da qualche parte allora mi guardava, pensando quel che penso io ora e a cui veniva in mente un’immagine di sé. Il mondo continua e gli uomini tutto sommato mi danno speranza.
Già. Mi volto indietro e ripenso che è da Calcutta, con la breve, magnifica, saggia e fortunata interruzione di Hong Kong, che non vivo più normalmente. Parigi, Bologna, mesi al Contadino, poi qui ed eccomi qui ancora per settimane. E non mi angoscia. Non ho nulla da fare, nulla da sognare, nulla da sperare. Solo la pace, il silenzio e questa magnifica giornata tranquilla che ho davanti e in cui nessuno mi cercherà, non dovrò andare da nessuno…
p.s. mi piace l’idea di scrivere di questo cancro guardando l’America dalla finestra.

Crediti
 • Tiziano Terzani •
 • Un'idea di destino •
 • SchieleArt • VCG Wilson  •  •

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