
Addossare le colpe a qualcuno che è esterno rende i ‘noi’ automaticamente buoni e i ‘loro’, per usare una dicotomia oggi in voga, automaticamente cattivi, maligni e minacciosi. Da un lato, ciò può avere anche la funzione di creare una maggiore coesione all’interno della società, dall’altro genera una produzione continua di alterità. Viene alla mente la poesia di Konstantinos Kavafis Aspettando i barbari (1908), che definisce i barbari come una necessità: quando poi non arrivano non si sa più come fare. E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi? Erano una soluzione, quella gente, scrive Kavafis. Serviva l’altro. È un tema molto attuale in un’epoca in cui i paladini più accaniti dell’identità vorrebbero difenderla negando l’altro, quando invece è sull’altro che costruiamo la nostra stessa identità, magari dipingendolo in maniera negativa.
Erano una soluzione, quella gente
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