Errore delle cause immaginarie
— Per prendere il sogno come punto di partenza: ad una determinata sensazione, per esempio quella che produce la lontana detonazione di un cannone, si sostituisce immediatamente dopo una causa (sovente un piccolo romanzo completo di cui la persona che sogna è l’eroe). La sensazione si prolunga durante quel tempo, come in una risonanza, attende in qualche modo fino a che l’istinto di causalità le permetta di porsi al primo piano, non più ormai come un caso, ma come la «ragione» di un fatto. La cannonata si presenta in una maniera causale, in un apparente rovesciamento del tempo. Ciò che non viene che dopo, la motivazione, sembra arrivare prima, sovente con cento dettagli che passano come in un lampo, il colpo segue… Cosa è successo? Le rappresentazioni che producono un certo stato di fatto sono state male interpretate come le cause di quello stato di fatto. In realtà noi facciamo lo stesso quando siamo svegli. La maggior parte dei nostri sentimenti generali — ogni specie d’inciampo, di oppressione, di tensione, di esplosione nel gioco degli organi, particolarmente lo stato del nervo simpatico — provocano il nostro istinto di causalità: noi vogliamo avere una ragione per trovarci in tale o tal altro stato, per star bene o male. Non ci basta mai il constatare semplicemente il fatto che noi stiamo in uno o in un altro modo: non accettiamo codesto fatto, non ne prendiamo coscienza — che quando gli abbiamo dato una specie di motivazione. La memoria che, in simili casi, entra in funzione senza che noi ne abbiamo coscienza, introduce degli stati anteriori dello stesso ordine e le interpretazioni causali che vi si congiungono, e in nessun modo la loro vera causalità. È vero d’altra parte che anche la memoria cagiona credenza che le rappresentazioni, che i fenomeni di coscienza accompagnatori sono stati le cause. Così si forma l’abitudine di una certa interpretazione delle cause che, in realtà, ne impaccia e ne esclude la ricerca stessa.

Crediti
 Friedrich Nietzsche
 Il crepuscolo degli idoli
  I quattro grandi errori
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Quotes per Friedrich Nietzsche

«Non che tu mi abbia ingannato, ma che io non ti creda più, mi ha sconvolto.»

Nella lode c'è più invadenza che nel biasimo.

Il «mondo-verità» — inaccessibile? In ogni caso non ancora raggiunto. Dunque sconosciuto. È perché esso non consola nè salva più, non obbliga più a niente: come una cosa sconosciuta potrebbe obbligarci a qualche cosa?... (Alba grigia. Primo sbadiglio della ragione, Canto del gallo del positivismo).

L'essere religioso  Ciò che stupisce nella religiosità degli antichi Greci è l'illimitata pienezza di gratitudine, che da essa emana - è un genere nobilissimo di quello che sta così dinnanzi alla natura e alla vita! - più tardi, quando in Grecia la plebe prende il sopravvento, la paura arriva a soffocare anche la religione; e il cristianesimo si stava preparando.  Al di là del bene e del male

Per tranquillizzare gli scettici – «Io non so assolutamente quel che faccio! Non so assolutamente che devo fare!» - Hai ragione, ma non dubitare: tu vieni fatto! In ogni attimo. L'umanità in tutti i tempi ha scambiato l'attivo con il passivo, è il suo eterno svarione grammaticale.