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Immaginate uno scenario da film di fantascienza. Il mondo intorno a voi è solo una elaborata simulazione ordita da una qualche sconosciuta intelligenza superiore. Un super computer sollecita i vostri sensi; orchestra visioni, umori, suoni e sensazioni tattili; ma in realtà non avete sensi. Il vostro corpo non esiste; siete solo un cervello in un vaso. Vi sembrerà strano ma questa è un’ipotesi scientifica autentica e si chiama “Teoria della Simulazione“.
Per quanto ne sappiamo, un qualche super computer potente somministra ad ognuno di noi una realtà e la simulazione è così perfetta che non c’accorgiamo di niente. Ma il punto è questo: la cosa non ha importanza. Ha ragione Cartesio – pensiamo, dunque siamo – per esempio, un panino potrebbe essere solo un algoritmo ma il nostro desiderio di mangiarlo c’appartiene ancora, sentiamo ancora la fame, la nostra mente esiste ancora anche se siamo in una simulazione; per cui dubitare della vera natura della realtà non ha senso.
Bisogna ammettere che c’è un limite a quello che possiamo sapere. Immaginiamo una scena dove siamo in una stanza con una finestra e un tavolo dentro. Come facciamo a sapere che il tavolo esiste ancora quando si esce dalla stanza e non lo si vede più? Il tavolo potrebbe uscire dalla finestra; potrebbe fare un salto alla stazione spaziale e magari anche sulla Luna per poi tornare al suo posto un attimo prima che noi rientriamo nella stanza. Naturalmente questo è uno scenario alquanto improbabile ma non possiamo escluderlo; è molto più semplice immaginare che il tavolo rimanga al suo posto quando non ci siamo. È il nostro modello di convenienza della realtà.

Crediti
 • Stephen Hawking •
 • Il grande disegno •
 • Pinterest •   •  •

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