Esiste una sorta di morti viventi…
L’estrema operosità, che sia a scuola o all’università, in chiesa o al mercato, è sintomo di mancanza di vitalità, mentre il talento necessario alla pigrizia implica appetiti eclettici e un forte senso della propria identità personale. Esiste una sorta di morti viventi, individui insulsi che a malapena sono consapevoli di esistere se non nell’esercizio di qualche occupazione convenzionale. Portateli in campagna o imbarcateli su una nave e vedrete quanto si struggeranno per il lavoro o il loro studio. Non sono spinti da curiosità, non sanno abbandonarsi alle sollecitazioni del caso, non provano piacere nel semplice esercizio delle loro facoltà, e, a meno che la Necessità non li colpisca con un bastone, resteranno immobili. Non vale la pena di parlare con gente simile: sono incapaci di abbandonarsi alla pigrizia, la loro natura non è abbastanza generosa; e trascorrono in una specie di coma le ore che non sono dedicate alla frenetica furia di arricchirsi. Quando non devono recarsi al lavoro, quando non hanno fame né voglia di bere, l’intero universo vivente è uno spazio vuoto per loro. Se a costoro occorre di dover aspettare il treno per un’ora o più, cadono in una specie di stupido trance a occhi aperti. A guardarli si è portati a ritenere che non esista nulla che meriti di essere osservato e nessuno con cui parlare; sembrano paralizzati o alienati, eppure è del tutto probabile che costoro a modo loro siano lavoratori indefessi, e che abbiano la vista buona solo per scovare un refuso in un atto legale o in una fluttuazione del mercato. Hanno frequentato la scuola e l’università, ma per tutto il tempo hanno avuto occhi solo per gli onori scolastici; hanno girato il mondo e avuto occasione di mescolarsi a persone intelligenti, ma per tutto il tempo hanno tenuto il pensiero fisso ai propri affari. Come se l’anima di un uomo non fosse già troppo angusta di suo, essi hanno rimpicciolito e ristretto la propria con una vita di solo lavoro e priva di ogni svago; fino a ritrovarsi a quarant’anni apatici, la mente vuota di ogni divertimento, e senza un pensiero che sfreghi contro un altro, mentre sono lì ad attendere il treno.

Crediti
 • Robert Louis Stevenson  •
 • Elogio dell'ozio  •
 • SchieleArt •   •  •

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