Espressionismo austriaco
Egon Schiele, grande rappresentante dell’espressionismo austriaco e uno dei più brillanti disegnatori di tutti i tempi; talento precoce, tanto che fu considerato, da molti dei suoi contemporanei, come il successore predestinato di Gustav Klimt, anche se non poté adempiere questa promessa, poiché morì, alla giovane età di ventotto anni. Questi anni però, furono proficui, un corpus di opere impressionanti, circa trecentoquaranta dipinti e duemila ottocento tra acquerelli e disegni. Intensità espressiva, introspezione psicologica e comunicazione del disagio interiore, permeano i suoi numerosi ritratti, nei corpi contorti, nelle figure spesso non completate nella loro interezza, ritratti e molti autoritratti… l’io nell’altro. Spingendo fino a livelli drammatici l’erotismo moderato di Klimt, fu il primo artista, a riversare nella pittura, la crudezza del sesso, fatta di nudi estremamente magri e sfiniti, tenere bambine nude, donne libere e sensuali con calze a coprire solo un pezzo di gamba. Nudi intrecciati in contorsioni acrobatiche, volti emaciati e sofferti, un’umanità disperata e macabra, che hanno fatto di lui, un pittore scandaloso, trasgressivo, di cui ha dovuto pagare le conseguenze, in quella che era L’Austria perbenista del tempo.

Chi era Egon Schiele?

  ⋯ Questo portento viscerale, il cui fascino, anche se non del tutto ammirevole carattere, possiamo provare a spiegarcelo almeno in parte, con quelli che sono stati i suoi precedenti famigliari e la sua educazione. Suo padre Adolf, lavorò per le Ferrovie dello Stato austriaco, e fu il responsabile dell’importante stazione di Tulln, dove suo figlio era nato, nel giugno del 1890 ma, poiché qui non vi era un’adeguata scuola, Egon fu inviato, prima a Krems, e poi, a Klosterneuburg, nella periferia nord di Vienna. Nel 1904, l’intera famiglia lo seguì, a causa della deteriorata salute del padre. La condizione di Adolf Schiele ben presto degenerò in follia, e l’anno seguente morì, all’età di cinquantaquattro anni. Egon che aveva avuto un rapporto speciale con il padre, scrisse a suo fratello: “Non so, se ci sia qualcun altro, che si ricordi del mio nobile padre con tanta tristezza. Io non so chi sia in grado di capire il motivo, per cui mi trovo a visitare quei luoghi che mio padre frequentava e dove posso sentire il dolore… credo nell’immortalità di tutte le creature… perché dipingo tombe e molte cose simili? Perché questi continua a vivere in me.” L’allusione era verso sua madre che prese in antipatia, perché sentiva che lei non piangeva abbastanza per suo padre o magari, non dava a suo figlio l’attenzione che desiderava: “Mia madre è una donna strana… Lei non mi capisce minimamente e non mi ama più di tanto. Se avesse avuto amore o comprensione, sarebbe stata disposta a fare sacrifici.” Durante la sua tarda adolescenza, ecco che i sentimenti di Egon, si dirigono verso la sorella minore Gerti, in quello che fu un intenso rapporto, non privo di implicazioni incestuose. Una volta il padre, ruppe la porta di una stanza chiusa a chiave, per vedere quello che i due ragazzi stavano facendo lì dentro insieme. E quando lui aveva sedici anni e lei dodici, presero il treno fino a Trieste, dove trascorsero la notte in una camera doppia in hotel.

Sempre sul filo di quelli che erano i suoi sentimenti, seguendo quello che era il suo idolo, Klimt, superò l’opposizione del suo tutore, fratello di sua madre, per avere un posto presso la Scuola di Arti e Mestieri a Vienna, dove questi, aveva studiato. Qui, i responsabili, forse, davanti all’allievo problematico, comunque, in ogni caso, decisero di inviarlo all’Accademia più tradizionale delle Belle Arti, dove fu ammesso, superando correttamente l’esame di ammissione, all’età di sedici anni. L’anno successivo era in cerca del suo amato Klimt, per mostrargli alcuni dei suoi disegni. Sono un talento?” rispose Klimt. “Troppo!” Klimt amava incoraggiare gli artisti più giovani, e continuò a interessarsi di questo ragazzo, acquistando i suoi disegni, offrendo di scambiarli per alcuni dei suoi, procurandogli modelli per lui, e presentandolo a dei potenziali clienti, inoltre, lo aveva introdotto alla Wiener Werkstütte, il laboratorio di arti e mestieri legato a Sezession, dove fece lavoretti sporadici: disegni per l’abbigliamento maschile, scarpe da donne, e disegni per cartoline. Nel 1908, la sua prima mostra a Klosterneuberg, e l’anno successivo, lascia l’Accademia, dopo aver completato il terzo anno, per trovarsi un monolocale e mettersi in proprio. E fu in questo periodo, che mostrò un grande interesse per i bambini, soprattutto giovani ragazze in pubertà, che erano spesso i soggetti dei suoi disegni. Paris von Gütersloh, un giovane artista che fu contemporaneo di Schiele, ricordò che lo stabilimento era stato invaso da questi adolescenti: “Dormivano, recuperandosi dalle percosse amministrate dai genitori e pigramente riposavano, cosa che non potevano fare a casa; lui, pettinava i loro capelli, tirava i vestiti in su o in giù, allacciava o slacciava le loro scarpe… come animali in una gabbia, lasciati alla loro sorte, in ogni caso, pensavano o almeno credevano, di essere se stessi.

Possiamo vedere questi disponibili modelli e monelli nei disegni di Schiele, alcuni dei quali, estremamente erotici. Sembra addirittura, che del suo reddito, abbia fatto parte, anche il materiale pornografico fornito ai collezionisti, che abbondavano nella Vienna di quei tempi. Affascinato dal suo aspetto, impressionò, non solo se stesso, ma altri con cui venne a contatto. Lo scrittore Arthur Roessler, uno dei suoi fedeli sostenitori e promotori, lo descrisse così: “Anche in presenza di uomini ben noti e di aspetto imponente, Schiele sembrava più grande… aveva una sottile figura, alta, flessibile, con spalle strette, lunghe braccia, e mani, lungo dita ossute. Il suo volto era abbronzato, senza barba, e circondato da lunghi e indisciplinati capelli scuri. La sua ampia e angolare fronte era attraversata da linee orizzontali. I lineamenti del suo viso di solito erano fissati in una seria, quasi triste espressione, come se causata da dolori che lo facevano piangere interiormente… Il suo modo laconico, e il parlare aforistico, in linea con l’espressione che aveva, davano l’impressione di una nobiltà interiore che sembrava la più convincente, confronto agli altri, anzi, questo era, ovviamente, naturale e in nessun modo finto.

Fu in questo periodo, che Egon, cercò di dare un’impressione di estrema povertà, impressione appunto, perché le sue affermazioni, che in questo momento egli era praticamente in stracci, erano in contrasto, non solo con quello che i suoi contemporanei andavano dicendo, ma con le foto scattate che lo smentivano palesemente. Dalle sue lettere, infatti, si notava chiaramente che soffriva di una certa mania di persecuzione – per esempio, scrisse in una lettera: “Com’è orribile qui, tutti mi invidiano e cospirano contro; i miei ex colleghi mi guardano con occhi malevoli!

Il 1911, è l’anno in cui incontra la diciassettenne Wally Neuzil, che andò a vivere con lui per un po’ e gli farà da modella, per alcuni dei suoi migliori dipinti. Poco si sa di lei, tranne che in precedenza aveva posato per Klimt, e forse era stata una delle sue amanti, nonostante questi, fosse avanti con gli anni. Egon e Wally volendo uscire dal giro claustrofobico viennese, si trasferirono nella piccola città di Krumau, dove lui, aveva dei legami familiari, ma poiché, questi suoi parenti, se ne erano andati altrove, si spostarono nella piccola città di Neulengbach, a mezz’ora di treno da Vienna.

Proprio come a Vienna, anche qui, lo studio di Schiele, diventò un luogo di ritrovo per tutti i bambini disagiati del quartiere. Il suo modo di vivere suscitò inevitabilmente una certa animosità, e nell’aprile del 1912 fu arrestato. La polizia gli sequestrò più di un centinaio di disegni che considerava pornografici, e fu imprigionato, in attesa del processo, per aver sedotto una giovane ragazza sotto l’età del consenso. Quando il caso si presentò davanti al magistrato, le accuse di rapimento e seduzione furono ritirate, ma l’artista fu comunque, dichiarato colpevole, per il fatto di aver esposto disegni erotici, in un luogo accessibile ai minorenni. I ventuno giorni trascorsi in custodia cautelare, furono presi in considerazione e condannato solo, ad una pena detentiva di tre giorni. I suoi disegni invece condannati su tutta la linea, tanto che il magistrato, come atto simbolico, bruciò personalmente, uno dei suoi schizzi, dinanzi alla folla riunita, fatto riportato nel suo diario, dove scrive: «Autodafé! Savonarola! Inquisizione! Medioevo! Castrazione, ipocrisia! Su, andate nei musei allora, e tagliate a pezzetti tutti i più grandi capolavori d’arte. Chi ripudia il sesso è un individuo sporco che diffama nella maniera più volgare i propri genitori che lo hanno generato». Mentre era in prigione, oltre a scrivere in questo diario, produsse una serie di disegni, auto-ritratti, incisi con frasi in cui si autocommiserava: “Non mi sento punito; piuttosto purificato“; “Limitare l’artista è un crimine, è uccidere al germinare della vita“. Eppure, nonostante lo scandalo e il clamore, questo incidente, non fece alcun effetto sulla sua carriera e apparentemente poco, sul suo carattere, anzi, gli fornì la prova tangibile che era davvero una vittima. Nello stesso anno, e di lì a poco, infatti, fu invitato a fare una mostra alla fiera Sonderbund in Colonia, e fu assunto anche da parte di un importante concessionario, Hans Goltz, di Monaco. La loro relazione fu una lotta costante per i soldi. Schiele chiedeva sempre prezzi più alti possibili per il suo lavoro. Nel frattempo, scriveva con vanto a sua madre: “Tutte le qualità belle e nobili si sono unite in me… io sarò il frutto che lascerà la vitalità eterna alle spalle, dopo la sua decadenza. Quanto grande deve essere la vostra gioia, e di conseguenza, di aver dato i natali a me.

Ecco spuntare il narcisismo di Egon, e questo, con l’esibizionismo e la mania di persecuzione, li si può trovare uniti, nel manifesto da lui prodotto, per la sua prima mostra personale a Vienna, presso la Galerie Arnot, in un autoritratto dove impersonava San Sebastiano. Siamo nel 1915, anno che segnò un punto di svolta nella vita dell’artista, nell’anno precedente, infatti, aveva incontrato due ragazze borghesi che abitavano di fronte al suo studio: Edith e Adele, figlie di un maestro fabbro. Lui, si sentiva attratto da entrambe, ma alla fine fissò gli occhi su Edith, e s’impegnò con lei. Wally Neuzil, che lo venne a sapere, piuttosto a sangue freddo, lo respinse, in quello che fu, il loro ultimo incontro, presso il loro ‘locale‘, il Café Eichberger, dove questi, giocava a biliardo quasi tutti i giorni, e dove le aveva consegnato una lettera, in cui le offriva, nonostante la loro separazione per via di Edith, di fare le vacanze insieme ogni estate. Non è sorprendente che Wally rifiutò la proposta e subito dopo si unì alla Croce Rossa come infermiera, fu la sua via di fuga, e a tutti gli effetti, perché morì di scarlattina in un ospedale militare, vicino a Spalato in Dalmazia, qualche anno dopo.

Nel giugno del 1915, Egon e Edith convolarono a nozze, nonostante l’opposizione della sua famiglia, e alla cerimonia, infatti, sua madre non era presente.
Quattro giorni dopo il suo matrimonio, fu chiamato alle armi. Rispetto alla maggior parte dei suoi contemporanei, non ebbe molto a che fare con la guerra in sé per sé. Fu trasferito al distaccamento Trasporto Prigionieri di guerra russi verso e da Vienna, e più tardi divenne un impiegato in un campo di prigionia per gli ufficiali russi in Bassa Austria. Infine, nel gennaio 1917, fu trasferito a Vienna per lavorare nella Commissione Imperiale e Reale per l’esercito nel campo: un deposito che forniva cibo, bevande, tabacco e altri confort per l’esercito austriaco, in un paese dove il cibo era sempre più scarso, quindi era un luogo per privilegiati.

Neanche il servizio militare, ostacolò né fermò in alcun modo, la sua crescita professionale e reputazione; era considerato il principale artista austriaco, punta di lancia della generazione più giovane, e gli si chiese addirittura, di partecipare a una mostra sponsorizzata dal governo di Stoccolma e Copenaghen destinati a migliorare l’immagine dell’Austria con i poteri scandinavi neutrali. Nel 1918, fu invitato alla 49° mostra della Sezession, con tutti gli onori; per quell’occasione, produsse un disegno che ricordava molto l’Ultima Cena, con il proprio ritratto al posto di Cristo. Nonostante la guerra, la mostra fu un trionfo. I prezzi dei disegni di Schiele si erano triplicati, e molte furono le offerte di commissioni per ritratti. Lui e Edith si trasferirono in una nuova e grandiosa casa e studio ma, la loro fortuna fu breve. Il 19 di ottobre del 1918 Edith, che era incinta, si ammalò a seguito dell’influenza spagnola, che allora attraversa tutta l’Europa, e morì pochi giorni dopo. Egon, che non le aveva mai scritto una vera e propria lettera d’amore, nel mezzo della sua malattia, scrisse alla madre una lettera molto fredda, per dirle che molto probabilmente non sarebbe sopravvissuto, devastato dalla perdita. E quasi subito, infatti, fu colpito dalla stessa malattia e morì il 31 ottobre, tre giorni dopo sua moglie.


Crediti
 • Edward Lucie-Smith •
 • Lives of the Great 20th-Century Artists •
 • Pinterest •   •  •
 • Sergio Parilli •
 • Anna Maria T. •

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