Esprimere il male di vivere
I componenti di alcune famiglie si scambiano i sintomi, che pertanto valgono come linguaggio. Le tensioni relazionali o personali, là dove non trovano la via della parola o dell’emozione, si traducono in sensazioni penose o in vero e proprio dolore. I problemi di salute stabiliscono uno statuto preservando il sistema d’interazione del quale il paziente non è in grado di liberarsi: focalizzano l’insieme delle difficoltà da lui patite. Mi lamento, dunque esisto. Il dolore è l’estremo messaggio di esistenza prima dell’insignificanza. I bambini che sono stati testimoni di un dolore cronico o di un sintomo sofferto da qualcuno della famiglia sono predisposti a riprodurlo quando la loro vita non riesce a conquistare evidenza. In molti casi, quando fa difetto il linguaggio per esprimere il male di vivere, ci si trasmette da una generazione all’altra un vero e proprio idioma del dolore (Hugues, Zimin, 1978; Violon, 1992). Sono molto numerosi i casi di persone che soffrono di dolori cronici dopo che hanno conosciuto in famiglia almeno una persona colpita dallo stesso male: secondo lo studio condotto da Violon a Giurgea (1984) raggiungerebbero il sessantotto per cento, e molti altri lavori riportano percentuali simili. In alcune famiglie, s’impone un modello di comportamento che prenderà corpo nel bambino, il quale esprimerà il proprio malessere nel modo in cui lo ha conosciuto nella famiglia.

Crediti
 • David Le Breton •
 • Pinterest • Michela Meloni  •  •

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