Essere da trascendere

Il masochismo, come il sadismo, è assunzione di colpevolezza. Sono colpevole, infatti, per il solo fatto che sono oggetto. Colpevole verso me stesso, perché sono consenziente alla mia alienazione assoluta, colpevole verso l’altro perché gli fornisco l’occasione di essere colpevole, cioè di non raggiungere la mia libertà totale. Il masochismo è un tentativo, non di affascinare l’altro con la mia oggettività, ma di farmi affascinare dalla mia oggettività-per altri, cioè di farmi costituire come oggetto, in modo tale per l’altro, da cogliere non-teticamente la mia soggettività come un niente, di fronte all’in-sé che rappresento agli occhi dell’altro. Ciò si manifesta come una specie di vertigine: la vertigine non di fronte all’abisso di roccia e terra, ma davanti all’abisso della soggettività dell’altro. Ma il masochismo è e deve essere in se stesso una sconfitta: per farmi affascinare dal mio me-oggetto, infatti, bisognerebbe che potessi realizzare la percezione intuitiva di tale oggetto qual è per l’altro, il che è per principio impossibile. Così l’io alienato, lungi dal permettermi, anche solo in parte, di affascinarmi per rapporto ad esso, rimane per principio, impercettibile. Il masochista ha un bel trascinarsi sulle ginocchia, mostrarsi in posizioni ridicole, per farsi utilizzare come un semplice strumento inanimato; solo per l’altro sarà osceno o semplicemente passivo, per l’altro subirà certi atteggiamenti; per lui, è sempre condannato a darseli. Proprio con la sua trascendenza si dispone come un essere da trascendere; e più tenterà di gustare la sua oggettività, più sarà sommerso dalla coscienza della sua soggettività, fino all’angoscia. Si ricordino, per esempio, le tribolazioni di Sacher-Masoch che, per farsi disprezzare, insultare, ridurre a una posizione umiliante, era costretto a utilizzare il grande amore che suscitava nelle donne, cioè ad agire su di esse in quanto si sentivano come un oggetto per lui. Così, in ogni modo, al masochista sfugge la propria oggettività ed egli può anche arrivare, e ci arriva il più delle volte, al punto che, cercando di cogliere la sua oggettività, trova l’oggettività dell’altro, ciò che libera, suo malgrado, la sua soggettività.

Crediti
 • Jean-Paul Sartre •
 • Pinterest • Connie Imboden  •  •

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