Essere o non Essere

Un fatto è disapprovare le idee politiche di uno scrittore; altra cosa, non necessariamente incompatibile con la prima, è disapprovare lui perché ti costringe a pensare.
 ⋯ I Quaderni Neri sono nostri, in qualche modo, abbiamo fatto sì, che qualcuno li scrivesse, partendo però dall’essere, e non da quello che può essere un punto di vista soggettivo o umano, ragion per cui, difficili da comprendere, perché perlopiù, l’essere si muove su quello che è un pensiero frammentato. Siamo tutti inclusi, vittime e carnefici, tanto ieri, come oggi, poco importa chi c’è o non c’è più, l’essere in questione resta. Possiamo anche discuterne, ma sempre e comunque di qualcosa che ci riguarda, l’altro, è solo lo specchio in cui ci vediamo e che ci permette di tenere la distanza da ciò che siamo e non ci aggrada di noi. Ecco dunque, che l’essere continua a sfuggire e non combacia mai con sé o con l’altro che sia, comunque essere, e con l’arma del giudizio lo si scandaglia, per accettarne o rinnegarne parti, e mai si accetta o ci si accetta così come si è, immersi totalmente in ogni movimento interiore, perché di questo è composto l’essere, che senza giudizio, solo sarebbe la sua azione o pensiero. Lo sguardo che va oltre, abbraccia quest’insieme,  nello scandalo generale di quegli occhi così abituati a guardare l’esterno e mai rivolti al proprio interno, laddove differenza non c’è, sempre di essere si tratta, e sempre di tempo; quel tempo in cui si scorre,  e che agguantato dal pensiero, una volta individuato e datogli un nome, si  frappone e ci divide,  lasciandoci alla nostra sorte, fuori di noi, fuori dal tempo, che continua a scorrere per proprio conto, mentre noi continuiamo a mancare l’appuntamento più importante della nostra vita, quello col proprio essere… nel tempo.

Appuntamento a cui qualcuno invece, non ha mancato…

 ⋯

Ho visto l'Imperatore - quest'anima del mondo - cavalcare attraverso la città per andare in ricognizione: è davvero un sentimento meraviglioso la vista di un tale individuo che, concentrato qui in un punto, seduto su di un cavallo, abbraccia il mondo e lo domina. Ho visto lo spirito del mondo a cavallo.
Voi non sapete quel che passa nell'animo di un sodato. Tutta la mia ascesa si è svolta sotto il segno della guerra: uomini come me tengono in poco conto le vite di un milione di uomini.

In tutte le cose vedevo subito l’opposto, la contraddizione, e fra il reale e l’irreale l’ironia, il paradosso. Ero io il mio peggior nemico. Nulla c’era che volessi fare e potessi anche non fare.  ⋯ Anche bambino, quando nulla mi mancava, io volevo morire; volevo arrendermi perché non vedevo senso nella lotta. Sentivo che nulla si sarebbe provato, sostanziato, aggiunto o sottratto continuando un’esistenza che non avevo chiesto. Tutti attorno a me erano dei falliti, e se non falliti ridicoli. Specialmente chi avesse avuto successo. Questi poi mi infastidivano fino alle lacrime. Ero solidale con chi sbagliava, ma non era la simpatia a muovermi. Era una virtù meramente negativa, una debolezza che fioriva alla sola vista della miseria umana. Non ho mai aiutato nessuno aspettandomi che ciò gli facesse del bene; lo aiutavo perché non ero capace di fare altrimenti.  ⋯

Voler cambiare la condizione delle cose a me pareva futile; nulla sarebbe cambiato – ne ero convinto – se non per un mutamento del cuore, e chi può cambiare il cuore degli uomini?
Era un po' curioso pensare che il cielo era lo stesso per tutti, in Eurasia, in Estasia, e anche lì. E la gente sotto il cielo, anche, era sempre la stessa gente... dovunque, in tutto il mondo, centinaia o migliaia di milioni di individui, tutti uguali, ignari dell'esistenza di altri individui, tenuti separati da mura di odio e di bugie, eppure quasi gli stessi...

 ⋯

Il complice

Mi tendono il calice e io devo essere la cicuta.
Mi ingannano e io devo essere la menzogna.
Mi bruciano e io devo essere l’inferno.
Devo lodare e ringraziare ogni istante del tempo.
Il mio nutrimento son tutte le cose.
Il peso preciso dell’universo, l’umiliazione, il giubilo.
Devo giustificare ciò che ferisce.
Non importa la mia fortuna o la mia sventura.
Sono il poeta.
Jorge Luis Borges

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