
Le api mellifere giganti «fanno la ola» per allontanare i calabroni predatori. Una dopo l’altra, le singole api rovesciano per un attimo l’addome all’insù, creando lungo l’alveare un movimento simile a un’onda, un fenomeno chiamato «fremito». Scacciano collettivamente il calabrone, un’impresa che nessuna singola ape sarebbe in grado di compiere da sola.
Per ogni storia di un singolo individuo che solleva una macchina per liberare una persona intrappolata, esistono centinaia di storie di macchine sollevate in gruppo per liberare una persona intrappolata. (E mentre non esistono storie di singoli individui che abbiano sollevato una macchina per liberare un animale domestico, ne esistono molte su persone che l’hanno fatto in gruppo.) Per chi è intrappolato sotto una macchina non fa differenza se a liberarlo è l’atto straordinario di un singolo individuo o la somma di sforzi più piccoli compiuti da individui che agiscono insieme.
Si dice che Einstein abbia detto: «Se le api scomparissero dalla faccia della Terra, all’uomo resterebbero quattro anni di vita». Quasi sicuramente non l’ha detto e si tratta di un’affermazione quasi sicuramente falsa. Proprio come non è accurata la statistica spesso citata secondo cui un terzo delle colture ha bisogno dell’impollinazione delle api. È invece vero che la popolazione delle api sta crollando su scala mondiale a causa del cambiamento delle temperature (nonché di altri fattori, come i pesticidi, le monocolture, la scomparsa degli habitat causata dall’industrializzazione dell’agricoltura) e che gli effetti non solo saranno profondi, ma già si fanno sentire, influendo sulle tipologie di prodotti che si possono coltivare, sui loro prezzi e sui metodi di coltivazione.
Dalla Cina all’Australia alla California, i frutticoltori spesso affittano le api facendole arrivare con i camion da centinaia di chilometri di distanza per impollinare gli alberi. E dove il lavoro umano costa meno di quello delle api – un pensiero su cui è il caso di soffermarsi – gli alberi vengono impollinati a mano. I lavoratori sciamano per i campi. Usano lunghi bastoni con piume di pollo e filtri di sigarette sulla punta, e trasferiscono minuziosamente il polline dalle bottiglie che portano al collo allo stigma di ciascun fiore. Un fotografo che ha documentato questa operazione ha detto: «Da un lato il mio servizio parla dell’impatto umano sull’ambiente, dall’altro dimostra che siamo capaci di aumentare la nostra efficienza nonostante tutto».
Davvero? Ha senso usare il termine «efficienza» per descrivere una situazione in cui degli esseri umani sono costretti a fare il lavoro delle api? Esiste un altro lato che possa in qualche modo essere considerato fonte di ispirazione, o anche solo accettabile? I bastoni da selfie incarnano alla perfezione la supremazia della performance sociale: guarda cosa sto facendo. I bastoni da polline incarnano alla perfezione la crisi del nostro pianeta: guarda che cosa succede se nessuno fa nulla. Non è detto che i bastoni da selfie si debbano inevitabilmente trasformare in bastoni da polline, ma non c’è modo di liberarsi di questi ultimi senza liberarsi dei primi.
Tenete a mente queste due immagini: un individuo che solleva una macchina per liberare una persona intrappolata e centinaia di lavoratori umani che minuziosamente mettono il polline nei fiori.
Sono le uniche opzioni che abbiamo per reagire alla crisi? Super forza o super debolezza? No, esiste una terza opzione.
Io non ho mai fatto cominciare una ola a una partita di baseball. Una ola non richiede nessun tipo di iniziativa se non quella di partecipare.
Non ho mai provato la sensazione che una ola mi raggiungesse nel momento esatto in cui mi sentivo travolto dall’entusiasmo. Una ola non richiede sentimento; genera sentimento.
Non ho mai resistito a una ola.
Possiamo salvare il mondo prima di cena
traduzione di Irene Abigail Piccinini
SchieleArt • •







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