Madre e figlio

La copia di un dipinto per quanto verosimile sia, resta sempre una copia, è come avere vicino a sé una copia della persona che si ama.

Il dipinto è di Pablo Picasso, quale sia dei due, penso sia evidente, se non altro per l’espressività e ciò che vi contiene dello stesso autore che l’ha dipinto, muovendo sul suo stato d’animo e d’essere. Diverso è per chi copia, perché portando l’attenzione in quella che è esecuzione altrui, può essere solo questo, scansando il proprio essere e sentire, per riprodurre, lasciando così, anche una bella copia, magari non in questo caso, ma senz’anima, più precisamente, senza l’anima di nessuno. Il titolo del dipinto, è Madre e figlio, anche se, e questo si vede bene solo nell’originale, la figura vista di profilo, dall’orecchio e dai tratti marcati, sembra maschile, tant’è, che quello che dovrebbe essere un copricapo, per la distanza da questo, dà l’impressione di una sagoma femminile in sottofondo. Se così è, a questo punto, l’autore ne ha preso il sembiante, per quello che poi, dovrebbe essere il risultato finale: la riconciliazione fra il bambino che si è stato e l’adulto che siamo; la risoluzione dei conflitti e il passaggio decisivo, dall’essere contenuto, al farsi contenitori di sé stessi. La grandezza di questa madre, che in nuce contiene il bimbo e l’uomo che sarà, si riscontra nella dolcezza e tranquillità infinita dello stesso uomo, rispetto al bimbo assorto e come preoccupato: ancora non sa, cosa gli presenterà la vita. Di certo, questa riconciliazione passa di qua, per quanto riguarda l’interpretazione, beh si sa, cosa certa non è, l’importante è che non sia una copia, e che questa come ogni cosa giusta o sbagliata che appaia, sia attraversata da noi… meglio se ci attraversa.

 
Crediti
 • Anna Maria Tocchetto
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