Fastidio e disordine nell'intimità
L’intruso si introduce di forza con la sorpresa o con l’astuzia, in ogni caso senza permesso e senza essere stato invitato, bisogna che vi sia un che di intruso nello straniero che altrimenti perderebbe la sua estraneità. Se ha già diritto d’ingresso e di soggiorno, se è già aspettato e ricevuto senza che niente di lui resti al di là dell’attesa e dell’accoglienza, non è più l’intruso, ma non è più nemmeno lo straniero. Una volta giunto, se resta straniero e per tutto il tempo che lo resta, invece di naturalizzarsi, semplicemente, la sua venuta non cessa, continua a venire e la sua venuta resta in qualche modo una sua intrusione. Rimane cioè senza diritto, senza familiarità e senza consuetudine: un fastidio e un disordine nell’intimità. È questo che si tratta di pensare e praticare, altrimenti l’estraneità dello straniero viene riassorbita prima ancora che lui stesso abbia varcata la soglia; e non è più in questione. Accogliere lo straniero deve essere anche provare la sua intrusione. Anche se per lo più non lo si vuole ammettere: il motivo dell’intruso è esso stesso un’intrusione nella nostra correttezza morale (è anche un esempio cruciale contro il political correct). Questa correttezza morale presuppone che si riceva lo straniero annullando sulla soglia la sua estraneità: pretende quindi che non lo si sia affatto ricevuto. Ma lo straniero insiste e fa intrusione. È proprio questo che non è facile accettare e neppure forse concepire…

Crediti
 Jean-Luc Nancy
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Quotes per Jean-Luc Nancy

Non c'è da stupirsi se qui genera più confusione che là dove è nato. Perché in Cina si era già sul piede di guerra, che si tratti di mercati o di malattie. In Europa vi era invece un certo disordine: tra le nazioni e tra le aspirazioni. Il risultato di tale disordine è stata l'indecisione, l'agitazione e un difficile adattamento.  Un virus troppo umano

L'intruso, viene in realtà da dentro, è nessun altro se non me stesso e l'uomo stesso. Non è nessun altro se non lo stesso che non smette mai di alterarsi, insieme acuito e fiaccato, denudato e bardato, intruso nel mondo come in se stesso, inquietante spinta dello strano, conatus di un'infinità escrescente.

Non è sufficiente debellare un virus. Se la padronanza tecnica e politica risulta fine a sé stessa, trasformerà il mondo in un campo di forze sempre più tese le une contro le altre, sprovviste ormai di tutti gli alibi civilizzatori una volta validi. La brutalità contagiosa del virus si diffonde sotto forma di brutalità gestionale.  Un virus troppo umano

Certo, è comunque una presunta oggettività a dover guidare le decisioni. Se questa oggettività è quella del confinamento o della distanziazione fino a quale punto di autorità si può giungere per farla rispettare? E, nella direzione opposta, dove comincia l'arbitrarietà interessata di un governo? Oppure quella di un governo che coglie l'occasione per infiammare il nazionalismo?  Un virus troppo umano

Lo sento distintamente ed è molto più forte di una sensazione: mai l'estraneità della mia propria identità, che pure mi è sempre stata presente, mi ha toccato così intensamente. Io è diventato chiaramente l'indice formale di una concatenazione inverificabile ed impalpabile. Fra me e me c'è sempre stato uno spazio-tempo: ma adesso vi è l'apertura di un'incisione e l'irriconciliabile di un'immunità contrariata.  L'intruso