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E l’essere dell’uomo non solo non può essere compreso senza la follia, ma non sarebbe l’essere dell’uomo se non portasse in sé la follia come limite della sua libertà.
Jacques  Lacan

La follia è quel movimento in cui il soggetto si trova in contraddizione con la sua totalità, sistematizzata nella sua coscienza, e la determinatezza particolare, che non ha scorrevolezza e non è ordinata e subordinata.
Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Negli anni 30 Lacan è un fenomenologo

 ⋯ Considera la follia come una forma di esperienza vissuta, che non va affrontata come un deficit. Pensa di poter mostrare l’originale dell’esperienza vissuta del paziente. Il folle è anche un soggetto. Si riferisce al metodo comprensivo di Jaspers, che implica che lo psichiatra parta dal fatto che le relazioni del paziente sono totali, cioè che prendono senso per lui. La malattia mentale deve essere risituata autenticamente nella totalità dell’esperienza vissuta del malato. La sua dottrina e il suo metodo sono quelli di comprendere, cioè di dare senso alle condotte che i pazienti presentano. In fondo alla Tesi introduce la psicoanalisi e si accorge che la relazione di comprensione non può saturare tutto quel che riguarda l’esercizio proprio della pratica, la tecnica psicoanalitica. Le impasse del postulato comprensivo fenomenologico hanno portato Lacan a formulare l’inconscio strutturato come un linguaggio. Il suo primo postulato è che ogni fenomeno di coscienza è un fenomeno di senso.

 ⋯ Lacan insiste sul fatto che se c’è un errore da non fare nell’approccio alle psicosi è di partire dalle relazioni di comprensione. Fa a pezzi le illusioni della comprensione (quelle di Jaspers). Afferma che “il segreto della psicoanalisi è che non c’è psicogenia”. In definitiva smentisce la sua Tesi. Nel discorso sulla casualità psichica, attacca l’esistenzialismo quando il soggetto a cui si rivolgerà in psicoanalisi non sarà più il soggetto del senso ma il soggetto del significante, ma in lui c’è una componente esistenzialista. Il soggetto del significante è il soggetto del senso, si tratta di prendere lo stesso fenomeno di senso attraverso la sua causa o il suo effetto. La follia non è pensabile senza “l’insondabile decisione dell’essere!”, tesi heideggeriano-sartriana.

Nelle psicosi c’è soggetto come effetto di linguaggio (non importa se il soggetto parli o no). Introdurre il soggetto impedisce di prendere la questione considerandola un deficit. La psicosi è dovuta alla mancanza di un significante (sgabello) che non tocca l’Io, ma l’armatura significante minimale (l’Edipo che comprende il discorso del padrone). Il deficit si produce al livello del discorso (legame sociale). Non sono fuori linguaggio, ma fuori discorso. Ponendo questo discorso come punto di riferimento della psicosi. Nella psicosi c’è una dispersione dei significanti che rappresentano il soggetto, pluralizzazione del significante padrone, che equivale al suo scomparire.

La psicosi è sempre nel testo

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Pensiamo che agli psicotici manchi qualcosa, ma dobbiamo rovesciare la questione.

Potrei dire che sono psicotico per la sola ragione che ho sempre cercato di essere preso alla lettera”. Lacan definiva la psicosi come saggio di rigore, la psicosi è nel testo e siamo tutti deliranti. C’è creazione ex nihilo, a partire da niente sia nella psicosi che nella logica. La lavagna nera è il presupposto, una preclusione, una superficie ripulita. Sia dato A è un linguaggio creazionista. La differenza è che il delirio psicotico comporta sempre un punto di certezza.

Tutti delirano dunque, perché il delirio è una costruzione di linguaggio costruita su un vuoto. Questa prospettiva ci restituisce l’umanità dello psicotico. E’ un soggetto, un essere di linguaggio. Il discorso del padrone (1969-79) ci dice che cosa dobbiamo fare: linguaggio finalizzato a denotare, per farsi intendere senza equivoco, per farsi obbedire e per accusare linguaggio giuridico. Tuttavia il linguaggio è un pessimo apparato per denotare.

Bertrand Russell sulla denotazione

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Con il linguaggio si può aver di mira il nulla, come se fosse qualcosa. “Il re di Francia è calvo” è delirante in quanto ciò che è nominato non esiste. Si interroga questa frase come apparato di denotazione. Le entità evocate con il linguaggio non hanno correlato di realtà. Lacan sostiene che la verità ha struttura di finzione vuol dire che la verità non è verificata dalla denotazione, non ha struttura di corrispondenza, non è l’esattezza. Il sapere di cui tratta la verità è un sapere testuale, un sapere delle articolazioni interne del testo. Quando non si riesce a cogliere il prossimo con il linguaggio lo si coglie nella realtà (Aimée). Il delirio è un paravento del niente che può trovarsi scavalcato da un passaggio all’atto. Come per Hegel la parola è l’uccisione della cosa. La barra sulla cosa e la sua uccisione comportano una creazione, che è finzione. Gli oggetti sono figli della parola. Inoltre questa asserzione che la parola è l’uccisione della cosa comporta che tutti delirano e che il linguaggio è l’uccisione del godimento. L’uso del linguaggio mira alla costruzione di un paravento del difetto che è alla radice stessa del linguaggio. La scienza è un delirio in marcia.


Crediti
 • Jacques-Alain Miller •
 • Pinterest • Salvador Dalí  •  •

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