Egon Schiele ⋯
Van impiegò mezz’ora a cercare un libro che aveva rimesso nel posto sbagliato. Quando alla fine lo trovò, si accorse di averlo già annotato tutto e che quindi non gli serviva più. Restò per un po’ disteso sul divano nero, con l’unico risultato di sentir crescere su di sé la pressione della passione e dell’ossessione. Decise di ritornare al piano superiore passando per la coclea, ma su quei gradini lo raggiunse il ricordo lacerante, fantastico, incantatore e disperatamente irrecuperabile di lei che correva su, con il candelabro in mano, la notte del Fienile in Fiamme, per sempre maiuscolo nella sua memoria – mentre lui la seguiva con la luce della candela che danzava dietro le sue natiche, dietro i suoi polpacci, dietro le sue spalle in movimento, dietro i suoi capelli fluenti, sempre più su, prima che le ombre in immense volute di nera geometria li raggiungessero nella loro ascesa a spirale, lungo la parete gialla. Trovò la porta del secondo piano chiusa dall’interno con il chiavistello, dovette tornare in biblioteca (una banale esasperazione aveva adesso tacitato i ricordi) e prendere la via dello scalone.
Avanzando verso il sole acceso della porta finestra, sentì Ada sul balcone che spiegava qualcosa a Lucette. Era qualcosa di divertente che riguardava…Non mi ricordo e non voglio inventare. Una caratteristica nel modo di parlare di Ada era la fretta con cui cercava di concludere certe frasi prima di lasciarsi sopraffare dall’ilarità, anche se qualche volta, come adesso, un breve scoppio di risa faceva esplodere all’improvviso le sue parole e lei doveva afferrarle al volo e finire la frase ancora più precipitosamente, tenendo a bada la sua allegria e facendo seguire l’ultima parola da un triplo rimbalzo di risa sonore, di gola, erotiche e soffici

Crediti
 • Vladimir Nabokov •
 • Ada o Ardore •
 • SchieleArt •   •  •

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