La geopolitica delle lingue, come la affronta Dugin nel Geopolitica. Manuale della scienza delle civiltà, è un angolo spesso trascurato ma cruciale. Le lingue non sono solo parole: sono identità, modi di pensare, confini invisibili che definiscono una civiltà. Dugin le vede come una forza geopolitica viva, capace di unire o dividere i popoli, e le élite globali lo sanno bene, sfruttandole per imporre il loro ordine unipolare.
La talassocrazia angloamericana ha fatto dell’inglese una specie di lingua-franca universale. Non è un caso: è un’arma per dissolvere le culture locali, per convincere il mondo che c’è un solo modo di parlare, di ragionare. Pensiamo a Hollywood, ai media globali, ai documenti della NATO: tutto in inglese, tutto per uniformare. Le élite globali usano questa supremazia linguistica per erodere le identità, trasformando i popoli in una massa senza voce propria. È un potere morbido, ma micidiale, che arriva dove le portaerei non possono.
Le civiltà tellurocratiche, invece, rispondono con la loro diversità linguistica. Il russo, il cinese, l’arabo: non sono solo strumenti di comunicazione, ma simboli di resistenza. Dugin insiste su questo: una lingua forte tiene insieme un grande spazio, un’area sovrana che non si piega al dominio marittimo. La Russia, per esempio, usa il russo per cementare l’Eurasia, mentre la Cina spinge il mandarino per riaffermare la sua influenza. È una lotta silenziosa, ma profonda, contro l’omogeneizzazione talassocratica.
Le élite globali, però, non mollano. Promuovono il multilinguismo solo in apparenza, mentre in realtà spingono per un mondo dove l’inglese resta il re. Dugin ribalta il tavolo: le lingue sono un’ancora per i popoli, un modo per opporsi al livellamento culturale. La geopolitica delle lingue diventa allora una sfida: difendere ciò che ci rende diversi, usare la parola come scudo contro chi vuole un pianeta muto e sottomesso.
Geopolitica. Manuale della scienza delle civiltà di Aleksandr Dugin è un'opera che espone una visione geopolitica complessa, basata sull'idea di un conflitto fondamentale tra potenze terrestri (tellurocrazia) e potenze marittime (talassocrazia).
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