Se c’è un’età moderna, è, indubbiamente, quella del cosmico. […] Il rapporto essenziale non è più materia-forme (o sostanze-attributi), ma non è nemmeno nello sviluppo continuo della forma e nella variazione continua della materia. Appare qui una sorta di rapporto diretto materiale-forze. Il materiale è una materia molecolarizzata e deve a questo titolo «captare» le forze, che ormai possono soltanto essere forze del Cosmo. […] Il materiale molecolare è deterritorializzato a tal punto che non si può più parlare di materie d’espressione, come nella territorialità romantica. Le materie d’espressione lasciano il posto a un materiale di cattura. Le forze da catturare non sono più quelle della terra, che costituivano ancora una grande Forma espressiva, ma le forze di un Cosmo energetico, informale e immateriale. Il pittore Millet dice che ciò che conta in pittura non è, ad esempio, quel che un contadino porta, oggetto sacro o sacco di patate, ma il peso esatto di quel che porta. È la svolta postromantica: l’essenziale risiede non più nelle forme e nelle materie o nei temi, ma nelle forze, nelle densità, nelle intensità. La terra stessa si capovolge e tende a valere come il puro materiale di una forza gravifica o di pesantezza. Forse bisognerà attendere Cézanne affinché le rocce esistano soltanto per le forze di piegamento che captano, i paesaggi per le forze magnetiche e termiche, le mele per le forze di germinazione: forze non visive e tuttavia rese visibili. Le forze diventano necessariamente cosmiche, nello stesso tempo in cui il materiale diventa molecolare. Una forza immensa opera in uno spazio infinitesimale.
Forza gravifica o di pesantezza
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