Haidt batte su un tasto fondamentale: il sonno, pilastro della salute mentale, sta crollando sotto il peso di smartphone e social media. Nella grande riorganizzazione dell’infanzia, la tecnologia ha invaso anche la notte, rubando ore preziose ai giovani e lasciandoli più fragili. Non è solo stanchezza: senza un riposo decente, ansia e depressione trovano terreno fertile, e i ragazzi pagano il prezzo.
Il collegamento è diretto. Haidt racconta come i ragazzi tengano il telefono sul comodino, pronti a controllare notifiche o guardare un ultimo video. La luce blu degli schermi confonde il cervello, spegnendo la melatonina che serve per dormire. I social media, poi, tengono la mente in corsa: un commento cattivo, una storia da non perdere, e addio tranquillità. Gli studi che cita sono allarmanti: il tempo davanti agli schermi è inversamente proporzionale alle ore di sonno, e i giovani dormono meno di quanto dovrebbero, con effetti disastrosi.
C’è un circolo vizioso. Haidt spiega che la mancanza di sonno rende più difficile gestire le emozioni: un litigio online sembra una tragedia, un brutto voto un fallimento totale. E la grande riorganizzazione non aiuta: i ragazzi, già stressati da scuola e confronti digitali, usano il telefono per rilassarsi, ma finiscono per agitarsi ancora di più. Il risultato? Una generazione esausta, con la testa piena di pensieri e il corpo che non regge. E il giorno dopo, tutto ricomincia, con meno energie per affrontare la vita.
Non è una condanna senza appello. Haidt suggerisce regole semplici: niente schermi prima di dormire, telefoni fuori dalla camera, routine che riportino calma. Perché il sonno non è un lusso, ma una necessità: se i giovani non lo recuperano, la tecnologia non sarà solo un ladro di tempo, ma un sabotatore della loro salute mentale. E questo è un rischio che non possiamo permetterci.
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