
— Essi si sono sbarazzati del Dio cristiano, e credono ora, tanto più, di dover esser ligi alla morale cristiana. È questa una deduzione inglese, e non vogliamo biasimarne le femmine morali alla Eliot. In Inghilterra, per la minima piccola emancipazione dalla teologia, bisogna atteggiarsi fino ad ispirare spavento, come fanatici della morale. Questo è laggiù un modo di far penitenza. Per noi, il caso è diverso. Se si rinuncia alla fede cristiana ci si toglie contemporaneamente il diritto alla morale cristiana. Ciò non va assolutamente da sé; bisogna incessantemente rimettere in luce questo punto, ad onta di codesti inglesi dallo spirito superficiale. Il cristianesimo è un sistema, un complesso di idee e di opinioni sulle cose. Se se ne strappa un concetto essenziale, la fede in Dio, si spezza nello stesso tempo il tutto: non si tiene più fra le dita nulla di necessario. Il cristianesimo ammette che l’uomo non sappia, non possa sapere che cosa sia buono, che cosa sia cattivo per lui: crede in Dio, che solo lo sa. La morale cristiana è un comandamento; la sua origine è trascendente; essa è al di là di ogni critica, di ogni diritto alla critica; essa non contiene che la verità, ammettendo che Dio sia la verità; essa esiste e cade insieme con la fede in Dio. Se gl’inglesi credono infatti di sapere, intuitivamente, che cosa sia bene o male, se credono quindi di non aver bisogno del cristianesimo come garanzia della morale, ciò non è per sé stesso che la conseguenza della sovranità dell’evoluzione cristiana e un’espressione della forza e della profondità di tale sovranità: cosicché l’origine della morale inglese venne dimenticata; cosicché l’estrema dipendenza del suo diritto di esistere non è più sentita. — Per l’inglese la Morale non è ancora un problema.
George Eliot
Crediti







Ancora nessun commento