In questo dipinto dal titolo Auto-sguardo II (Morte e Uomo), Egon Schiele (1890-1918) esplora nuovamente il motivo dell’autoritratto come ritratto di un sé in crisi: un individuo che ha perso la sicurezza di essere indivisibile. Come in una versione precedente del tema, ora perduta, Schiele spezza l’unità della figura aggiungendo un doppio ombroso. L’auto-sguardo mira ad una percezione di sé elevata che va oltre il riconoscimento razionale e che è accompagnata da un atto di distacco manifestato nella figura – persa nell’introspezione con gli occhi chiusi – e dal suo pallido revenant. L’idea di dissociamento è ulteriormente accentuata da una mano che sporge nella parte inferiore del dipinto e che non può essere attribuita a nessuna delle due figure. I disegni interrogativi e tentativi di sé di Schiele, che esprimono la crisi del soggetto a livello figurativo, formano oggi la parte più virulenta del suo lavoro e servono come rappresentazione simbolica dell’Espressionismo austriaco.
Il dipinto, che risale al 1911, è stato eseguito con pennellate rapide e senza un disegno preparatorio. La figura di Schiele è rappresentata in una posa estremamente contorta, con la testa inclinata verso sinistra in modo innaturale e parzialmente circondata da uno spazio bianco e nimbo simile, mentre i suoi occhi guardano fuori lateralmente sotto le sopracciglia alzate con un’espressione scettica. Eccetto una giacca corta, che si fonde visivamente con lo sfondo, è nudo e pallido. Solo il suo pene e l’ombelico, che è posto in una posizione anatomicamente scorretta ma dirige la composizione assiale verso le mani, sono rappresentati in un rosso lucente. Seguendo la convenzione del formato quadrato del dipinto, Schiele riempie la tela con una corporalità cruda, dolorosa e abietta, esprimendo vividamente la crisi del soggetto.
Il dipinto è stato presentato nella prima mostra personale di Schiele presso la Galleria Miethke di Vienna nell’aprile del 1911 e riprodotto nella pubblicazione accompagnatoria insieme a un testo di Albert Paris Gütersloh (1887-1973). Oggi il dipinto fa parte della collezione del Museo Leopold di Vienna.







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