Ma, per comprendere il contesto di questa vicenda, occorre fare un passo indietro e un piccolo ripassino di Storia, tornando agli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale. Assediato ormai su tutti i fronti, a Natale del ’44, Hitler diede ordine all’esercito di tenere Budapest fino all’ultimo uomo, poiché riteneva quella città un punto strategico per difendere Vienna e Berlino. L’impresa era già di per sé disperata per truppe ormai molto provate, mal equipaggiate e mal rifornite, di fronte alla soverchiante potenza nemica, sicché l’11 febbraio 1945, dopo tre mesi di assedio, le truppe tedesche, composte dalla Waffen SS, la Wehrmacht ed i collaboratori dei nazisti ungheresi, al comando del generale Karl Pfeffer-Wildenbruch decisero di provare a rompere l’accerchiamento, ma per loro, decimati, affamati e ormai a corto di munizioni, fu una carneficina. Nel giro di 6 ore, dei 28mila che avevano preso parte all’azione meno del 2 per cento riuscì a raggiungere le linee tedesche, il 45 per cento morì entro poche ore e i restanti, quasi tutti feriti gravemente, vennero fatti prigionieri.
Gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale
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