Gl'intellettuali senza maschera
Nel circolo sociale di X si dava a scopo benefico un ballo mascherato o, come lo chiamavano le signorine del luogo, un bal-paréi.
Eran le dodici di notte. Gl’intellettuali senza maschera, che non ballavano, – erano cinque, – stavan seduti nella sala di lettura davanti a un gran tavola e, cacciati nasi e barbe nei giornali, leggevano, sonnecchiavano e, secondo l’espressione del locale corrispondente dei giornali della capitale, un signore molto liberale, pensavano.
Dalla sala comune giungevano le note della quadriglia di Arcolaio. Vicino alla porta, picchiando forte i piedi e facendo tintinnare il vasellame, non facevano che passar di corsa i camerieri. Nella sala di lettura invece regnava un profondo silenzio.
– Qui, mi pare, saremo più comodi! – s’udì a un tratto una voce bassa, soffocata, che sembrava provenir da una stufa. – Venite qua! Qua, ragazzi!
La porta s’aprì, e nella sala di lettura entrò un uomo largo, atticciato, vestito da cocchiere e con un cappello ornato di penne di pavone, in maschera. Subito dietro a lui entrarono due dame mascherate e un cameriere col vassoio. Sul vassoio c’erano una bottiglia panciuta di liquore, tre bottiglie di vino e alcuni bicchieri.

Crediti
 • Anton Pavlovič Čechov •
 • Uno scherzetto •
 • SchieleArt •   •  •

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