Egon SchieleL’esercizio del potere nelle società complesse si avvale di un sofisticato apparato di strumenti, un vero e proprio kit operativo che le élite impiegano per orientare e governare le masse. L’analisi offerta da Lucien Cerise in Gouverner par le Chaos getta una luce sinistra su questo arsenale, presentandolo non come un insieme di dispositivi neutrali, ma come armi dispiegate in una sorta di guerra a bassa intensità, una guerra per il controllo delle menti e dei comportamenti. I canali mediatici, le infrastrutture tecnologiche e l’architettura delle politiche pubbliche cessano di apparire come semplici componenti della vita moderna per rivelarsi leve strategiche, ingranaggi di un meccanismo volto a mantenere la popolazione entro binari prestabiliti. Il quadro del caos controllato funge da amplificatore dell’efficacia di questi strumenti: una società disorientata, ansiosa e frammentata risulta intrinsecamente più permeabile alle tecniche di guida e manipolazione, permettendo a chi detiene il controllo di questi mezzi di sfruttare la confusione sistemica a proprio vantaggio.

Si consideri il ruolo dei media. La loro funzione va ben oltre la mera trasmissione di notizie; essi agiscono come un potente strumento di formattazione cognitiva e affettiva. Attraverso la selezione degli argomenti (agenda setting), l’inquadramento narrativo (framing) e la ripetizione ossessiva di determinati messaggi, i media mainstream scolpiscono l’immaginario collettivo, definendo ciò che deve essere temuto, desiderato, considerato prioritario o ignorato. La trasformazione di un evento qualsiasi in una crisi o emergenza nazionale o globale dipende meno dalla sua gravità intrinseca che dall’intensità e dalla pervasività della sua copertura mediatica. Il panico morale, l’indignazione selettiva, l’accettazione di narrative semplificate sono spesso il prodotto di campagne mediatiche orchestrate. Parallelamente, l’avanzamento tecnologico ha dispiegato un nuovo livello di controllo, più sottile ma potenzialmente più invasivo. Sistemi di videosorveglianza onnipresenti, smartphone che fungono da sensori personali, algoritmi che analizzano flussi continui di dati comportamentali: ogni interazione digitale, ogni spostamento fisico, ogni preferenza espressa diventa un dato potenzialmente utilizzabile. Non si tratta più soltanto di sorvegliare retrospettivamente, ma di anticipare, profilare e, in ultima analisi, indirizzare proattivamente le scelte e le azioni future degli individui. Il contesto di instabilità e caos percepito amplifica la dipendenza da questi strumenti: nel tentativo di trovare certezze o comodità in un mondo percepito come minaccioso, gli individui si affidano sempre più a piattaforme e dispositivi digitali, senza necessariamente cogliere come questi stessi strumenti possano contribuire alla loro sottomissione o manipolazione.

Le politiche pubbliche rappresentano il terzo pilastro di questo sistema di controllo. Leggi sulla sicurezza nazionale promulgate sull’onda di attacchi terroristici (reali o percepiti), regolamenti sanitari introdotti durante pandemie, normative ambientali o fiscali giustificate da crisi ecologiche o economiche: presentate come misure necessarie per la protezione collettiva, esse spesso celano dinamiche di accentramento del potere, di limitazione delle libertà individuali e di ristrutturazione economica a vantaggio di specifici interessi. L’uso strategico dello stato di eccezione, teorizzato da Agamben, trova qui un’applicazione concreta: la crisi diventa il grimaldello per sospendere le normali procedure democratiche e imporre decisioni dall’alto. La mondializzazione agisce da collante e da standardizzatore, assicurando che simili strumenti e logiche di governance vengano implementati in modo coordinato su scala globale. Protocolli sanitari internazionali, standard tecnologici uniformi, accordi commerciali sovranazionali creano un reticolo di controllo che trascende i confini nazionali, rendendo difficile per le comunità locali o i singoli individui sottrarsi a regole e direttive elaborate in centri decisionali lontani e spesso opachi.

Il controllo strategico dell’informazione è l’elemento che lega insieme l’intero sistema. Decidere quali informazioni circolano, quali vengono soppresse, quali narrative diventano ufficiali e quali vengono etichettate come disinformazione o fake news è fondamentale per mantenere il consenso e prevenire il dissenso. Le campagne contro la disinformazione, pur presentandosi come iniziative a difesa della verità, possono facilmente trasformarsi in meccanismi di censura volti a proteggere una versione dei fatti funzionale agli interessi del potere, screditando voci critiche o alternative. Il caos e la paura agiscono da lubrificante psicologico: quanto più un individuo si sente insicuro, confuso o minacciato, tanto più sarà propenso ad accettare limitazioni della propria libertà o forme pervasive di sorveglianza in cambio di una promessa di sicurezza. La sorveglianza viene così commercializzata come protezione, la propaganda come informazione oggettiva, il controllo come cura. L’esempio emblematico del passaporto digitale (sanitario, vaccinale o di altro tipo), nato in contesti emergenziali con finalità dichiarate di protezione della salute pubblica, illustra perfettamente questa dinamica: uno strumento che, una volta introdotto, rischia di trasformarsi in un meccanismo permanente di monitoraggio, tracciamento e condizionamento dell’accesso a beni e servizi. Gli strumenti di controllo sociale, in questa prospettiva, non sono accidentali o opzionali; costituiscono il sistema nervoso centrale di un potere che si nutre del disordine per mantenere la popolazione in uno stato di dipendenza controllata, inducendola persino a percepire il proprio guinzaglio come una forma di tutela.

Crediti
 Autori Vari
  Gouverner par le Chaos: Ingénierie sociale et mondialisation di Lucien Cerise è un'analisi critica delle strategie di potere utilizzate dalle élite globali per mantenere il controllo sulla società. L'autore sostiene che il caos, anziché essere un evento accidentale, è spesso un prodotto intenzionale dell'ingegneria sociale.
 SchieleArt •   • 

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