Gramsci e l'egemonia: come il consenso crea il potereIl contributo di Antonio Gramsci alla definizione del concetto di egemonia è ritenuto fondamentale. Secondo Gramsci il potere è basato sulla presenza contemporanea di forza e consenso: se prevale l’elemento della forza si ha dominio; se prevale il consenso si ha l’egemonia. L’egemonia, per Gramsci, è un’espressione di potere basata essenzialmente sul consenso, ossia sulla capacità di guadagnare, tramite la persuasione, l’adesione ad un determinato progetto politico e culturale. Rispetto alla funzione, l’egemonia non mira soltanto alla formazione di una volontà collettiva, capace di creare un nuovo apparato statale e di trasformare la società, ma anche all’elaborazione, e quindi alla diffusione ed attuazione di una nuova concezione del mondo.

È necessario sottolineare che Gramsci parla di egemonia di un gruppo sociale sull’intera società nazionale, esercitata attraverso le organizzazioni, così dette private, come la Chiesa, i Sindacati, le Scuole [cit. Antonio Gramsci]. L’importanza dell’egemonia consta, oltre che del momento della direzione politica, anche di quello della direzione culturale, abbracciando dunque come enti portatori non solo il Partito, ma tutte le istituzioni che propongono un qualsivoglia nesso con l’elaborazione e la diffusione della cultura.

Da non sottovalutare è sicuramente la considerazione di Gramsci secondo cui lo Stato è composto da società politica e società civile. L’egemonia costituisce il dominio culturale di un gruppo o di una classe che sia in grado di imporre ad altri gruppi, attraverso pratiche quotidiane e credenze condivise, i propri punti di vista fino a giungere alla creazione di un complesso sistema di controllo. Il consenso all’ideologia dei gruppi dominanti viene mantenuto grazie al ruolo che svolgono gli intellettuali nella società civile. Gramsci suole distinguere tra intellettuali organici e tradizionali. I primi appartengono ad una determinata classe sociale della quale attività sono portavoce e consapevolmente ne rappresentano in campo culturale gli interessi, diffondendo la cultura relativa al loro fare concreto. Gli intellettuali tradizionali invece sono coloro che formano un ceto a sé stante; questi influiscono sul clima generale di tutta la società, e per questo motivo la loro conquista ideologica è di fondamentale importanza per ogni gruppo sociale emergente che voglia imporsi come dominante.

Un gruppo sociale mira all’egemonia quando gli intellettuali organici connessi ad esso lottano per convincere ed ottenere approvazione da parte degli intellettuali tradizionali portandoli dalla loro parte. Questo consente alle ideologie di una classe sociale di agire in tutta la società civile. Gramsci analizza queste strategie in funzione dell’esercizio dell’egemonia, e comprende che per una rivoluzione proletaria in Italia, ed in ogni altra nazione dove la classe borghese detenga non solo il potere politico ma anche il consenso grazie all’egemonia nella società civile, bisogna lottare per la creazione di un gruppo di intellettuali funzionali alla classe operaia che agendo sulla stessa, nel campo delle sovrastrutture, imponga la propria egemonia nei confronti di tutta la società.

È necessario accennare ad una recente tesi secondo la quale è possibile individuare una duplice accezione del termine gramsciano in analisi. Nel Gramsci dei Quaderni il concetto viene impiegato, conformemente al prevalente significato ufficiale dei testi sovietici, con riferimento all’alleanza tra operai e contadini, cioè nel senso di direzione politica. Negli scritti successivi, invece, acquista prevalentemente un significato culturale. In questo binomio risiede la novità del pensiero gramsciano, generalmente trascurato. Il teorico dell’egemonia per eccellenza in un significato maggiormente pregnante nel dibattito contemporaneo interno al marxismo non è Lenin ma Gramsci.

Crediti
 Ugo Fracassa
 Concetto di egemonia in Antonio Gramsci: forza e consenso
 SchieleArt •   • 

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