I bambini non sono sciocchi come pensiamo
Faremmo meglio a non imporre ai bambini l’alto ideale di educazione della personalità, perché ciò che intendiamo comunemente per personalità, cioè a dire una determinata totalità psichica, capace di resistenza e dotata di forze, è un ideale da adulto; e abbiamo potuto attribuirlo ai bambini soltanto a una epoca in cui l’individuo adulto non ha ancora preso coscienza del problema della sua pretesa maturità, o, peggio ancora, se ne è semi-cosciente, proietta il problema sul bambino, per potersi permettere di sottrarvisi. In effetti io sospetto il nostro attuale entusiasmo per la pedagogia e psicologia del bambino di intenzioni disoneste: parliamo del bambino quando invece dovremmo intendere il bambino che è nell’adulto. Perché nell’adulto c’è un bambino, un eterno bambino sempre in divenire, mai terminato, che avrebbe un bisogno costante di cure, di attenzioni e di essere educato. È questa parte della personalità umana che vorrebbe svilupparsi interamente. Ora, l’uomo del nostro tempo è a una distanza astronomica da queste totalità, presentendo oscuramente quel qualcosa che gli manca, l’uomo si impadronisce dell’educazione del bambino, si entusiasma alla psicologia infantile perché gli piace supporre che, nella sua educazione e nel suo sviluppo infantile, qualcosa deve essere andata di traverso, e che questa potrebbe essere eliminata nella generazione seguente.
Questa intenzione è certamente lodevole ma si scontra con questo fatto psicologico: cioè che non posso correggere nessun errore nel bambino se io stesso continuo a commetterlo. Attualmente i bambini non sono sciocchi come pensiamo. Essi distinguono fin troppo bene ciò che è vero da ciò che è falso. Il racconto di Andersen che parla dei vestiti nuovi dell’imperatore contiene un’eterna verità. Quanti genitori mi hanno comunicato la loro lodevole intenzione di risparmiare ai loro figli quelle esperienze che hanno dovuto fare nella loro giovinezza! E quando domandavo loro: Siete sicuri di avere superato i vostri errori? erano completamente persuasi di aver riparato ai loro peccati da tempo. Nella realtà non era vero. Se erano stati allevati troppo severamente nella loro infanzia, viziavano i loro bambini con una tolleranza che rasentava il cattivo gusto; altre volte, se certi aspetti della vita erano stati loro minuziosamente nascosti, essi con altrettanta cura e con una quantità di spiegazioni li svelavano ai loro figli. Erano dunque semplicemente caduti nell’errore opposto, potente prova della tragica persistenza dei vecchi peccati! Questo era loro completamente sfuggito. Tutto ciò che vorremmo modificare nei bambini dovrebbe per prima cosa essere esaminato attentamente, per vedere se non dovrebbe essere modificato in noi stessi: per esempio, il nostro entusiasmo pedagogico. Ciò è diretto a noi. Forse non ci riconosciamo di aver bisogno della pedagogia perché ciò sveglierebbe in noi il fastidioso ricordo di essere ancora, in qualche modo, bambini e di aver largamente bisogno di essere educati.

Crediti
 • Carl Gustav Jung •
 • Les problèmes de l'âme moderne •
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