I libri vanno aperti
I libri vanno aperti, sfogliati, dissolti nella loro presunta unità, per offrirli a quella domanda che non chiede che cosa dice il libro?, ma a che cosa fa pensare questo libro? I libri non servono per sapere ma per pensare, e pensare significa sottrarsi all’adesione acritica per aprirsi alla domanda, significa interrogare le cose al di là del loro significato abituale reso stabile dalla pigrizia dell’abitudine; è evitare che i testi divengano testi sacri per coscienze beate che, rinunciando al rischio dell’interrogazione, confondono la sincerità dell’adesione con la profondità del sonno.