La scienza deve avere per unica missione quella di illuminare la vita, non di governarla. Il dominio della scienza sulla vita può avere come solo risultato l’abbruttimento del genere umano. Gli adoratori della scienza divinizzata hanno creato un ideale di organizzazione sociale, uno stampo ristretto nel quale vorrebbero far rientrare a forza le generazioni future. Sarebbe triste per il genere umano se in tutte le epoche la speculazione teorica fosse la sola fonte di guida per la società, se spettasse soltanto alla scienza il compito del governo sociale. Gli uomini di scienza, sempre presuntuosi e boriosi, vorrebbero occuparsi di ogni cosa, e tutte le sorgenti della vita si disseccherebbero sotto il loro soffio astratto ed erudito. Date loro pieni poteri e li vedrete fare sugli esseri umani gli stessi esperimenti che oggi fanno su conigli e cani. La vita appassirebbe e la società umana diverrebbe un gregge muto e servile.
La scienza è fondata sul pensiero umano, ecco il suo limite, il solo limite veramente insuperabile. La scienza comprende il pensiero della realtà, non la realtà stessa, il pensiero della vita, non la vita. La più eccelsa delle intelligenze non basterebbe per abbracciare il tutto. La teoria è sempre creata dalla vita, mai la crea. Possiamo dire degli uomini della scienza ciò che ho detto dei teologi e dei metafisici: non hanno nè senso nè cuore per gli esseri individuali e viventi. Non si può neanche fargli un rimprovero, poiché è la naturale conseguenza del loro mestiere. Poiché gli uomini di scienza non devono, non possono interessarsi che alle generalità e alle leggi. Ciò che predico, è dunque, fino ad un certo punto la rivolta della vita contro la scienza, o piuttosto contro il comando della scienza. Non per distruggere la scienza – Dio non voglia! Sarebbe un crimine contro l’umanità – ma per rimetterla al suo posto, in modo che non possa più uscirne.
Sulle rovine degli Stati ⋯
... verrà un tempo quando non ci saranno più Stati, [...] verrà un tempo quando sulle rovine degli Stati politici sarà fondata, in piena libertà e organizzata dal basso in alto, l'unione libera e fraterna delle libere associazioni di produzione, delle comuni e delle federazioni regionali che abbraccerà senza nessuna distinzione, perché liberamente, gli individui di ogni lingua e di ogni nazionalità [...]; dove c'è lo Stato, c'è inevitabilmente la dominazione e, di conseguenza, la schiavitù; lo Stato, senza la schiavitù, aperta o mascherata, è inconcepibile.
Michail Bakunin Stato e anarchia
Politica, Anarchismo
Scienza e Vita ⋯
Nessuna teoria, nessun sistema può essere più grande della vita stessa. La scienza è la bussola, non il capitano.
Michail Bakunin Dio e lo Stato
Filosofo anarchico, Saggistica politica
La distruzione dello Stato ⋯
Lo Stato non è altro che la violenza e il dominio organizzati da una minoranza privilegiata per tenere sottomessa la maggioranza dei lavoratori e per garantire lo sfruttamento del loro lavoro reale. Chi vuole la libertà dei popoli deve lottare per la distruzione completa di ogni apparato politico e per la costruzione di una federazione libera di associazioni produttive comunitarie.
Michail Bakunin Stato e anarchia
Politica, Saggistica
Il potere non si può purificare ⋯
Prendete il rivoluzionario più radicale e mettetelo sul trono di tutte le Russie, e in un anno sarà diventato peggiore dello Zar stesso. Il potere non si può purificare; si può solo distruggere. Chiunque cerchi di usarlo, anche per un fine nobile, ne verrà corrotto.
Michail Bakunin Stato e anarchia
Anarchismo, Filosofia politica
Animalità, pensiero, rivolta ⋯
Tre elementi o tre principi fondamentali costituiscono le condizioni essenziali di tutto lo sviluppo umano, collettivo o individuale, nella storia: l'animalità umana, il pensiero, la rivolta. Alla prima corrisponde l'economia sociale e privata, alla seconda la scienza, alla terza la libertà.
Michail Bakunin Dio e lo Stato
Anarchico, Filosofo
Contro il metodo di Paul Feyerabend
Quest’opera iconoclasta è un attacco frontale all’idea che esista un metodo scientifico universale e monolitico. Feyerabend, attraverso un’analisi storica e filosofica, sostiene che le più grandi scoperte scientifiche sono avvenute violando le regole metodologiche canoniche. Propone un “anarchismo epistemologico” in cui “tutto va bene”, non per promuovere il caos, ma per liberare la ricerca da vincoli dogmatici e consentire la proliferazione di teorie diverse. Questa visione si oppone radicalmente alla presunzione scientifica di possedere l’unica via per la conoscenza.
La convivialità di Ivan Illich
In questo saggio critico, Illich analizza come le istituzioni della società industriale, inclusa la scienza tecnocratica, superino una certa soglia per diventare controproduttive e oppressive. Egli propone il concetto di “strumento conviviale” come alternativa: un mezzo che permette all’utente di esprimere la propria creatività e autonomia, invece di essere dominato da esso. La critica si estende al monopolio degli esperti che espropriano le persone della loro capacità di agire e pensare, un’idea che risuona con la paura di una vita appassita sotto il governo della scienza.
Scienza con coscienza di Edgar Morin
Morin affronta il paradosso di una scienza che, pur producendo una mole immensa di conoscenze, genera anche cecità. La frammentazione dei saperi in discipline isolate impedisce di cogliere la complessità del reale e le interconnessioni tra i fenomeni. L’autore invoca una riforma del pensiero e dell’educazione che promuova una conoscenza “pertinente”, capace di legare le parti al tutto. Senza una coscienza etica e riflessiva, la scienza rischia di diventare uno strumento irresponsabile, un’arma incontrollata nelle mani dell’uomo.

























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