La corruzione del politico
I/XX Tesi di politica
Si dovrebbe tentare, in primo luogo, di dibattere su ciò che il politico non è, per liberare positivamente il campo (Pubblico o Privato). Il politico non è esclusivamente nessuno dei suoi componenti, bensì tutti insieme. Una casa non è soltanto una porta, né soltanto una parte, né un tetto, ecc. Dire che la politica è uno dei suoi componenti isolatamente è una riduzione sbagliata. Si deve sapere descriverla come una totalità. Ma, inoltre, nella totalità delle case, ce ne sono di cattive, o case che non permettono di vivere bene, che sono troppo piccole, o inutili, ecc. Alla stessa maniera nel politico. Con questo vogliamo indicare, quindi, che sarà necessario considerare tutte le tesi per avere un minimo numero di determinazioni, di categorie, che ci possano mostrare il concetto di politico.
Il politico come tale si corrompe come totalità, quando la sua funzione essenziale è distorta, distrutta nella sua origine, nella sua fonte. Anticipando ciò che più avanti spiegheremo è necessario, iniziando con la riflessione di ciò che sia il politico, prestare attenzione al suo sviamento iniziale, che farebbe perdere completamente il senso di ogni azione o istituzione politica.
La corruzione originaria del politico, che denomineremo il feticismo del potere, consiste nel fatto che l’attore politico (i membri della comunità politica, sia il cittadino o il rappresentante) crede di poter affermare la propria soggettività o l’istituzione nella quale compie qualche funzione (da qui che si può denominare funzionario) – sia presidente, deputato, giudice, governatore, militare, poliziotto – come la sede o la fonte del potere politico. In questa maniera, per esempio, lo Stato si afferma come sovrano, ultima istanza del potere; in questo consisterebbe il feticismo del potere dello Stato e la corruzione di tutti quelli che pretendono esercitare il potere statale così definito. Se i membri del governo, per esempio, credono di esercitare il potere a partire dalla loro autorità auto-referente (cioè riferita a se stessi), il loro potere si è corrotto.
Perché? Perché ogni esercizio del potere di ogni istituzione (dal presidente fino al poliziotto) o di ogni funzione politica (quando, per esempio, il cittadino si riunisce in assemblee pubbliche o elegge un rappresentante) ha come riferimento primario e ultimo il potere della comunità politica (o del popolo, in senso stretto). Il non riferimento, l’isolamento, la rottura delle relazioni dell’esercizio delegato del potere, determinato da ciascun istituzione politica con il potere politico della comunità (o popolo) assolutizza, feticizza, corrompe l’esercizio del potere del rappresentante in qualsiasi funzione.
La corruzione è doppia: del governante che si crede sede sovrana del potere, e della comunità politica che glielo permette, che lo consente, che diventa servile invece di essere attrice della costruzione del politico, istituzioni, principi. Il rappresentante corrotto può usare un potere feticizzato per il piacere di esercitare la sua volontà, come vanagloria ostentatrice, come prepotenza dispotica, come sadismo davanti ai suoi nemici, come appropriazione indebita di beni e di ricchezze. Non importa quali apparenti benefici si concedano al governante corrotto, l’aspetto peggiore non sono i beni mal ricevuti, bensì il deviamento della sua attenzione come rappresentante: da servitore o dall’esercizio obbendenziale del potere a favore della comunità si è trasformato nel suo detrattore, nel suo succhia-sangue, nel suo parassita, nel suo fattore di indebolimento, fino a divenire causa della sua estinzione come comunità politica. Ogni lotta per i propri interessi di un individuo (il dittatore), di una classe (come la borghesia), di una élite (come i creoli), di una tribù (eredi di antichi impegni politici), sono corruzione politica.

Il campo politico
 ⋯

Tutto ciò che denominiamo politico (azioni, istituzioni, principi, ecc.) ha uno spazio proprio che chiameremo campo politico. Ogni attività pratica (familiare, economica, sportiva, ecc.) ha anche il suo rispettivo campo, entro il quale si realizzano le azioni, i sistemi, le istituzioni proprie di ciascuna di queste attività.
Useremo il concetto di campo in un senso prossimo a quello di Pierre Bourdieu. Questa categoria ci permetterà di porre i diversi livelli o possibili ambiti delle azioni o delle istituzioni politiche, in cui il soggetto opera come attore di una funzione, come partecipante di molteplici orizzonti pratici, entro i quali si trovano strutturati numerosi sistemi e sottosistemi – in un senso simile a quello di N. Luhmann. Questi campi si ritagliano dentro la totalità del mondo della vita quotidiana. A noi interesseranno specialmente i campi pratici.
Il soggetto, quindi, si presenta in questi campi ponendosi funzionalmente in ciascuno di essi in maniera diversa. Il soggetto è in un campo familiare, della vita di quartiere o del villaggio, dell’orizzonte urbano, o degli strati sociali, dell’esistenza economica, sportiva, intellettuale, politica, artistica, filosofica e così indefinitamente. Il mondo quotidiano non è la somma di tutti i campi, né i campi sono la somma dei sistemi, bensì i primi (il mondo, il campo) inglobano e sopravanzano sempre i secondi (i campi o sistemi), come la realtà sempre eccede tutti i possibili mondi, campi o sistemi; perché alla fine, i tre si aprono e si costituiscono come dimensioni dell’intersoggettività. Ed è così perché i soggetti sono immersi da sempre in reti intersoggettive, in molteplici relazioni funzionali nelle quali giocano il ruolo di nodi viventi e materiali insostituibili. Non ci sono campi né sistemi senza soggetti (benché possa considerarsi un sistema analiticamente e astrattamente come se non avesse soggetto)
Ogni campo politico è un ambito attraversato da forze, da soggetti singolari dotati di volontà, e con un certo potere. Queste volontà si strutturano in universi specifici. Non sono un semplice aggregato di individui, bensì di soggetti intersoggettivi, in relazione da sempre in strutture di potere o istituzioni di maggiore o minore permanenza. Ciascun soggetto, come attore è un agente che si definisce in relazione agli altri.
Il mondo di ciascuno, o il nostro, è composto da molteplici campi. Ciascun campo, da parte sua, può essere attraversato da altri; lo stesso che il campo da diversi sistemi. Il soggetto sa come comportarsi in tutti i campi; ha mappe cerebrali per ciascuno di essi, il che gli è valso un lungo apprendimento del potere di muoversi senza commettere errori pratici, capacità della quale non ha acquisito comprensione a partire dall’orizzonte ermeneutico che ciascun campo suppone.
Ciascun campo ha gruppi di interessi, di gerarchizzazione, di manovre; con le sue rispettive espressioni simboliche, immaginarie, esplicative. Si può realizzare, quindi, una topografia o mappa delle diverse forze dispiegate, rispetto alle quali il soggetto sa agire. Ma questo campo non è soltanto un testo da leggere (come penserebbe P. Ricœur), né simboli da decodificare, né immaginari da interpretare; sono anche azioni poste con finalità, ripetute in istituzioni, strutturate in consensi, alleanze, inimicizie. Sono strutture pratiche di potere della volontà e narrative conosciute dalla ragione pratica intersoggettiva.
Il campo è questo spazio politico di cooperazione, di coincidenze, di conflitti. Non è, quindi, la struttura passiva (dello strutturalismo), bensì un ambito di interazioni, che non si distingue soltanto dalla logica della meccanica cartesiana, newtoniana o einsteiniana, ma che si avvicina più alla logica della termodinamica della teoria della complessità, con relazioni biforcate (o pluriforcate) di causa-effetto non costanti sociali, politiche.
Ogni campo è delimitato. Ciò che rimane fuori del campo è ciò che non gli compete; ciò che rimane dentro è definito come componente dalle regole che strutturano le pratiche permesse dentro il campo. I limiti definiscono la superficie che fissa la sfera del compimento normativo del suo contenuto, distinguendo il possibile dall’impossibile: «Riferendoci […] al puro concetto della guerra, troviamo che lo scopo politico gli è estraneo». In maniera che sia il campo politico come quello della guerra sono differenti, e tuttavia, l’attore può passare da uno all’altro in un istante.
Ogni campo ha diversi sistemi. Il campo politico può essere istituzionalizzato da un sistema liberale o socialista reale, o dal sistema di partecipazione crescente (come tenta di fare la Rivoluzione bolivariana in Venezuela o quella di Evo Morales in Bolivia). Così come i campi si incrociano (il campo economico può incrociare il politico), i sistemi di ciascun campo possono, a loro volta, incrociarsi tra di loro (il sistema capitalista può incrociarsi con il sistema liberale o con un sistema post-coloniale di élite formatesi nella dipendenza politica). La borghesia, con la Rivoluzione inglese del XVII secolo, ha creato un sistema politico parlamentare che le ha permesso di sviluppare il sistema economico capitalistico fino a raggiungere la rivoluzione industriale (sistema tecnologico sussunto materialmente dentro il sistema capitalista). Come si può vedere, queste distinzioni sono molto più adeguate che l’istanza di L. Althusser – pessima interpretazione del marxismo standard.

Il privato e il pubblico
Diego Rivera

Il privato-pubblico sono diverse posizioni o modi d’esercizio dell’intersoggettività. L’intersoggettività contiene davanti a sé a] la trama da cui si sviluppa l’oggettività delle azioni e le istituzioni (come il contesto dell’esistenza e del senso), ed è anche b] un a priori della soggettività (giacché è sempre un momento costitutivo precedente, genesi passiva). Il matrimonio monogamo, per esempio, è un’istituzione sociale oggettiva (davanti alla coscienza come un oggetto), ed è, allo stesso tempo, (in riferimento alla madre e al padre concreti della soggettività del figlio) ciò che è sotto e prima e che costituisce la soggettività del bambino. La democrazia è un’istituzione politica oggettiva, che dà origine ugualmente alla soggettività tollerante dei cittadini fin dalla culla, come supposto soggettivo; cioè, ogni soggettività è sempre intersoggettività.
Si denominerà privato l’agire del soggetto in una posizione intersoggettiva così che si trovi protetto dalla presenza, dallo sguardo, dall’essere aggredito dagli altri membri dei molteplici sistemi intersoggettivi dei quali forma parte. Sarebbe una pratica esterna al campo politico. Nella relazione privata ci sono sempre partecipanti (almeno due) che non fanno perdere all’altro il carattere privato della relazione. Sono i partecipanti della sfera dei prossimi, dei nostri, dei propri, degli abituali, dei familiari. È per questo che, sistematicamente e istituzionalmente, si parla frequentemente della famiglia, di coloro che si trovano entro le pareti della casa; pareti che ci separano dallo estraneo, dall’alieno, dall’esteriore: degli elementi, del pericoloso, che ha dovuto terrorizzare nei tempi primordiali l’essere umano.
Il pubblico, al contrario, è il modo che il soggetto adotta come posizione intersoggettiva in un campo con altri; modo che permette la funzione di attore, i cui ruoli o azioni si rappresentano davanti allo sguardo di tutti gli altri attori; ruoli definiti a partire dal racconto o dalla narrativa fondante (il libretto completo) di un certo sistema politico. Entrare nella sfera pubblica è uscire da una sfera privata (privacità dove smette di darsi la scenografia del teatro, dell’essere attore e del compiere ruoli; sebbene ci saranno, in qualche maniera, nella sfera privata). Ci sono, quindi, limiti, linee, recinti, che sono continuamente attraversati, superati, incrociati come compimento delle regole o come trasgressioni. Il pubblico è l’ambito dell’ostensibile, e per questo il luogo pubblico più possibilmente immaginato è quello dell’assemblea politica dei rappresentanti – visti ed osservati responsabilmente dai rappresentati, che giudicano, con diritto di farlo, se sono correttamente rappresentati i loro interessi. A partire dall’agorà greca o il Maggior Consiglio di Venezia, la politica è sinonimo di pubblico.
Ciò che è operato dal politico (in quanto tale) nell’oscurità non-pubblica (che alcuni video possono porre pubblicamente sotto gli occhi di tutti) è corruzione (in quanto occulta al rappresentato, alla comunità, atti non giustificabili alla luce pubblica). Da parte sua, l’opinione pubblica è il mezzo dove si alimenta il pubblico politico.


Indice


XII/XX Tesi di Politica
Volontà-di-vivere degli esclusi. Totalità ed esteriorità
Il consenso critico dei negati
L'efficacia dei deboli. Hypotentia delle vittime in 'stato di ribellione'

XIII/XX Tesi di Politica
Principi politici critici
Il principio materiale liberatore, esigenza di affermazione e aumento della vita comunitaria
Le dimensioni ecologica, economica e culturale del principio critico materiale della politica

XIV/XX Tesi di Politica
Il principio critico-democratico
Il principio di liberazione strategica
La nobile funzione della politica

XV/XX Tesi di Politica
Utopia, paradigmi o modello possibile, progetto, strategia, tattica, mezzi
Organizzazione dei nuovi movimenti sociali e lotta rivendicativa
Organizzazione dei partiti politici progressisti

XVI/XX Tesi di Politica
Crisi di egemonia
Coazione legittima, violenza e prassi di liberazione
Costruzione della nuova egemonia

XVII/XX Tesi di Politica
Entropia e trasformazione istituzionale
Riforma, trasformazione, rivoluzione
I postulati politici come criteri di orientamento nella trasformazione

XVII/XX Tesi di Politica
Trasformazioni ecologiche. La 'vita perpetua'
Trasformazioni economiche. Il 'Regno della libertà'
Trasformazioni culturali

XIX/XX Tesi di Politica
Il postulato della 'pace perpetua'. Responsabilità con gli esclusi: l'alterità
Trasformazione del sistema del diritto. I nuovi diritti e il Potere giudiziario
Democrazia rappresentativa articolata con la democrazia partecipativa
Il 'diritto all'informazione veritiera' e la mediocrazia

XX/XX Tesi di Politica
Il postulato della 'dissoluzione dello Stato'
La trasformazione dello Stato. Il potere civico, il potere elettorale e la società civile. L'esercito difensivo
Governabilità e liberazione. Qualcosa di più sulla pretesa critico-politica di giustizia

 
Crediti
 • Enrique Dussel
 • Venti tesi di politica
 • trad. Antonino Infranca
 • Pinterest •   • 

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