Robert Doisneau

La scuola ha sempre costituito il mezzo più importante per tramandare i valori della  tradizione da una generazione all’altra. Ciò è vero oggi più che nel passato poiché la  famiglia è stata sminuita come portatrice della tradizione e dell’educazione dal moderno  sviluppo della vita economica. A volte si vede nella scuola semplicemente lo strumento  per  tramandare una certa quantità massima di conoscenza alla generazione che sta  formandosi. Ma questo non è esatto. La conoscenza è cosa morta; la scuola, invece, serve a  vivere. Essa dovrebbe sviluppare nei giovani quelle qualità e quelle capacità che  rappresentano un valore per il benessere della comunità. Ma ciò non significa che  l’individualità debba essere distrutta e che l’individuo debba diventare un semplice  strumento della comunità, come un’ape o una formica. Una comunità di individui tutti  eguali, senza originalità e senza mete personali sarebbe una povera comunità senza  possibilità di sviluppo. Al contrario l’obbiettivo deve essere l’educazione di individui che  agiscano e pensino indipendentemente, i quali, tuttavia, vedono nel servizio della  comunità il loro più alto problema di vita. Per quanto posso giudicare, il tipo di scuola  inglese si avvicina maggiormente alla realizzazione di quest’ideale. Ma attraverso quali vie  si tenterà di raggiungere questa meta? Si dovrà forse tentare col moralismo? No, affatto.  Le parole sono e restano un suono vacuo, e la strada della perdizione è sempre stata caratterizzata dal rispetto non sentito per un ideale.

Robert DoisneauLe personalità non vengono formate da ciò che sentono o vedono, ma dal lavoro e dall’attività. Il più importante metodo di educazione, di conseguenza, è sempre stato quello dal quale l’allievo veniva portato ad agire realmente, fin dai primi tentativi di scrivere del bambino, alla risoluzione di un problema matematico o la pratica di uno sport fisico. Dietro ogni conquista però, esiste la motivazione che ne è il fondamento, e che a sua volta, è rafforzata dal compimento dell’impresa. Qui possono manifestarsi (il che è della massima importanza per il valore educativo della scuola) le più diverse condizioni. Lo stesso lavoro può essere motivato dalla paura e dalla costrizione, dal desiderio ambizioso di autorità o di distinzione, oppure da un amorevole interesse per l’oggetto e dal desiderio di verità e di comprensione, e così pure da quella divina curiosità che ogni bambino sano possiede, ma che tanto spesso viene precocemente soffocata. L’ influenza educativa esercitata sull’allievo da uno stesso lavoro può essere estremamente varia, in dipendenza dall’esservi all’origine di tale lavoro la paura di un’offesa, la passione egoistica oppure il desiderio di piacere e di soddisfazione. Così pure nessuno sosterrà che la direzione della scuola e l’atteggiamento degli insegnanti non abbia influenza sulla formazione delle basi psicologiche degli allievi. A me, devo dire, sembra che la cosa peggiore in una scuola sia l’uso di metodi basati sulla paura, sulla forza e sull’autorità artificiosa. Un tale trattamento distrugge i sentimenti sani, la sincerità e la fiducia in se stesso dell’allievo, e produce dei soggetti sottomessi.

Robert Doisneau

Il secondo motivo che abbiamo  nominato, l’ambizione o, in termini  più blandi, l’aspirazione al  riconoscimento e alla considerazione,  è fortemente radicato nella natura  umana, e senza la presenza di uno  stimolo mentale di questo tipo, la  collaborazione umana sarebbe  impossibile. In questo complesso di  sentimenti, le forze costruttive e  distruttive sono legate tra loro molto  strettamente. Il desiderio di essere  approvati e stimati è un motivo sano;  ma il desiderio di essere stimati  migliori, più forti o più intelligenti del  proprio collega o del proprio  compagno conduce facilmente a un  egoismo che può diventare dannoso  per l’individuo e per la comunità.  Perciò l’educatore deve guardarsi  dall’impiegare la facile soluzione  consistente nel provocare l’ambizione  individuale, al fine di indurre gli allievi  a un lavoro diligente, come pure ci si dovrebbe guardare dal predicare ai giovani il successo, inteso nel senso comune, come uno scopo della vita. La motivazione più importante per il lavoro, nella scuola e nella vita, è il piacere che si prova di fronte al suo risultato e alla consapevolezza del suo valore per la comunità. Nel risveglio e nel rafforzamento di queste forze psicologiche nel giovane io vedo il compito più importante della scuola.

Crediti
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