II foglio come luogo della sovversione e del bianco
Sovversivo è il foglio su cui la parola crede d’accamparsi; sovversiva è la parola attorno alla quale il foglio dispiega il suo bianco. Un passo nella neve è sufficiente a scuotere la montagna. La neve ignora la sabbia. Eppure in tutte e due è il deserto. Glaciale il bianco alle sue vette. Nero il sole della parola. Il patto tra la carta e il vocabolo – tra il bianco e il nero — è l’accoppiamento di due sovversioni rivolte l’una contro l’altra, nel cuore stesso della loro unione: lo scrittore ne fa le spese. S’accorda nell’apparenza soprattutto ciò che nell’interiorità si lacera. L’occhio coglie solo ciò che emerge. L’evidenza è il terreno ideale su cui opera la sovversione. Scrivi. E ignori tutti i conflitti che la penna solleva al suo passaggio: il libro è la posta in gioco di quei conflitti. Forse sovversivo è quel libro che denuncia, dentro la scia d’un pensiero aggredito, la sovversione della parola nei confronti della pagina e della pagina nei confronti della parola, e l’una con l’altra confonde. In questo senso, fare un libro vuole dire offrire un sostegno alle forze sovversive che attraversano il linguaggio e il silenzio, un sostegno che segna il ritmo delle loro riprese. La sovversione è l’arma preferita dall’inconsueto ma anche dall’ordinario. Il rapporto con Dio, diceva, è un rapporto indiretto con la sovversione. Ogni parola pronunciata è sovversiva in rapporto alla parola taciuta. Talvolta la sovversione passa attraverso la scelta, attraverso l’arbitrarietà d’una scelta, la quale si presenta forse come una necessità ancora oscura. Dio è sovversivo: e come ha potuto pensare che l’uomo non lo sarebbe diventato di fronte a Lui? Dio ha creato l’uomo a immagine della Sua sovversione. E se la sovversione fosse solo lo scarto tra la cosa creata e la cosa scritta? Uno stesso abisso separerebbe, allora, l’uomo dall’uomo e il libro dal libro. (Divino o umano che sia, diceva, ‘Io’ è il teatro di ogni sovversione. Un’arte di vivere, diceva anche; arte mossa dalla sovversione! Questo forse è il principio della sapienza.)

Crediti
 Edmond Jabès
 Pinterest • Shinochi Maruyama  • 




Quotes per Edmond Jabès

Mentre scrivi hai gli occhi rivolti in basso,
ma il cielo è nei tuoi occhi.
C'è un solo cielo, come c'è un solo foglio.
I nostri vocaboli costellano le notti del pensiero;
all'alba dell'impensato essi sono impercettibili.

Il cammino è sempre da trovare. Un foglio bianco è pieno di cammini

Non chiedere la strada a chi la conosce, ma a chi, come te, la cerca.

Bisogna aspettare talvolta anni perché l'istante che ci ha segnato ritrovi la sua voce, allora esso parla senza che noi possiamo più fermare il corso delle sue parole.

Che differenza corre tra scegliere ed essere scelto quando non possiamo fare altro che sottometterci alla scelta?