Mark KostabiÈ lui – il buon lettore, l’eccellente lettore – che ha salvato più e più volte l’artista dalla distruzione per mano degli imperatori, dei dittatori, dei preti, dei puritani, dei filistei, dei politici, dei poliziotti, dei direttori delle poste e dei pedanti. Mi si permetta di definire questo ammirevole lettore. Non appartiene a una nazione o a una classe specifica. Non c’è direttore di coscienza o club del libro che possa gestire la sua anima. Il suo modo d’accostarsi a un’opera di narrativa non è determinato da quelle emozioni giovanili che portano il lettore mediocre a identificarsi con questo o quel personaggio e a saltare le descrizioni. Il buon lettore, il lettore ammirevole, non s’identifica con il ragazzo o la ragazza del libro, ma con il cervello che quel libro ha pensato e composto. Al lettore ammirevole non interessano le idee generali; ma la visione particolare. Gli piace il romanzo non perché gli permette di inserirsi nel gruppo (per usare un diabolico luogo comune delle scuole avanzate); gli piace perché assorbe e capisce ogni particolare del testo, gode di ciò che l’autore voleva fosse goduto, sorride interiormente e dappertutto, si lascia eccitare dalle magiche immagini del grande falsario, del fantasioso falsario, del prestigiatore, dell’artista. In realtà, di tutti i personaggi creati da un grande artista, i più belli sono i suoi lettori.

Questo lettore non cerca nel libro una conferma delle proprie opinioni, né un rifugio per le proprie emozioni. Non vuole essere rappresentato; vuole essere svegliato. Il libro non è uno specchio, ma una finestra — e talvolta una porta, un labirinto, un telescopio. Il lettore ammirevole sa che ogni opera è un universo autonomo, con le sue leggi, la sua luce, il suo tempo. E accetta di entrare in quel mondo senza imporre le proprie abitudini, senza chiedere che gli venga spiegato che cosa significa. Sa che il significato non è un messaggio nascosto, ma un’esperienza da vivere.

Egli legge con attenzione maniacale. Non trascura un aggettivo, non salta un avverbio, non dimentica un nome proprio. Per lui, ogni parola è un mattone nel grande edificio dell’opera, e ogni mattone serve. Anzi, a volte, è proprio nella parola apparentemente più insignificante che si nasconde la chiave di volta. Il buon lettore è un cacciatore di dettagli, un archeologo del testo, un innamorato delle cose come sono state viste da un altro occhio.

E non è passivo. Anzi, è il più attivo di tutti. Perché leggere, per lui, non è ricevere, ma costruire. Costruisce insieme all’autore, raddoppia il testo con la sua immaginazione, lo anima con la sua memoria. Ma lo fa con rispetto, con disciplina, con fedeltà. Non tradisce il testo con letture arbitrarie, con proiezioni narcisistiche, con pretese di attualizzazione. Sa che un’opera grande è sempre attuale, perché parla del mondo con una precisione che trascende l’epoca.

Questo lettore è raro, ma esiste. Esiste in ogni tempo, in ogni luogo. A volte è uno studente solitario, a volte un vecchio in una biblioteca polverosa, a volte un viaggiatore che legge su un treno. Non importa. Ciò che conta è che legge con amore. E l’amore, qui, non è sentimento, ma attenzione.

È grazie a lui che i libri sopravvivono. Non grazie ai premi, non grazie alle mode, non grazie alle ristampe celebrative. Ma grazie a quel singolo individuo che, in un angolo del mondo, apre un libro e decide di prestare fede a ciò che vi è scritto. Senza chiedere niente in cambio, se non la bellezza di un’immagine, la verità di un gesto, la sorpresa di una frase.

E così, mentre il mondo brucia, mentre i censori gridano, mentre i poteri cancellano, il lettore ammirevole continua a leggere. E in quel gesto, apparentemente inutile, si compie la più alta forma di resistenza: la resistenza della mente libera, della fantasia intransigente, dell’occhio che sa vedere.

Perché, in fondo, leggere bene è un atto di libertà. E il lettore ideale è, prima di tutto, un libero cittadino del regno dell’arte.

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 Italo Calvino
 Lezioni americane
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