Malgrado tutto ogni tanto mi capitano degli strani, meravigliosi eventi miracolosi. Collegare l’umano all’universo è inconcepibile. E così anche la verità. Raggiungere la grandezza all’interno dei propri limiti – euclidei e insignificanti rispetto all’infinito – vuol dire dimostrare di essere umano, né più né meno. Un uomo che non tende alla grandezza dell’animo è meno di niente. Cerco di capire quale potrebbe essere la mia vocazione: raggiungere l’assoluto, tentando di elevare, perfezionandomi, il livello della mia maestria. La dignità dell’artigiano. Il livello della qualità. Perduto da tutti perché inutile e sostituito dall’apparenza, dall’illusione della qualità. Io invece voglio conservare il livello della qualità. Come Atlante, che reggeva la Terra sulle proprie spalle. Avrebbe potuto, quand’era stanco, lasciarla semplicemente cadere. Per una sconosciuta ragione tuttavia non l’ha mai fatto, ha continuato a portarla sulle spalle. Ed è questa la cosa più sorprendente del mito, non tanto il fatto che l’abbia sopportata così a lungo, ma che abbia continuato a portarla anche dopo aver scoperto l’inganno. Vivere la vita per dare forma a qualcosa – che sia fittizio o fatale, che ci faccia fiorire nell’eternità o meno – è il carisma potente. Viviamo qui per dare vita ad altro, per altri. Fosse pure un quaderno, su cui è inscritta una favola, nascosto in un armadio, a favore dei futuri e di chi non saprà comprenderlo.
Il carisma potente della vita: dare forma a qualcosa per gli altri
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