il complesso di Edipo

Negli anni cinquanta Lacan, pose l’attenzione su uno dei punti fondamentali della teoria freudiana, quello riguardante il complesso di Edipo, intuendone il suo declino. Verso la fine di quegli anni, infatti, la società si stava avviando verso il cambiamento, dovuto anche al nuovo benessere economico sopraggiunto, e che influenzò il modo di rapportarsi, innanzitutto in ambito famigliare. Agli inizi degli anni settanta, il referendum in cui furono emanate le leggi sul divorzio e in seguito sull’aborto, finì per dare il colpo di grazia alla tipica famiglia patriarcale, già man mano più instabile, e a venir meno, quella che era la figura saliente, su cui lo stesso sistema si reggeva: il Padre. Ecco dunque, che l’Edipo di cui diceva Freud, non può più tenere il cartellone di una società, laddove il Padre che era Legge, perde la sua forza, in una società, in cui il senso stesso della tragedia va scomparendo, ossia, lascia il posto all’incoscienza con cui ci si fa portare dagli eventi, senza rendersi conto di ciò che questo comporta: l’indifferenziato e l’indistinto sono alle porte, il tutto arenatosi poi, nel nichilismo odierno. Eh sì, perché è la nostra identità a essere in gioco, poiché la funzione dell’Edipo nella teoria freudiana, era quella del Padre che impedisce il godimento del figlio nei confronti della Madre, riguardo la simbiosi, per consentire a questi, di uscire dalla dimensione di figlio e avviarsi alla costruzione di una propria identità con cui inserirsi nel mondo, nella società e nelle relazioni. Ecco dunque, che: Del Padre si può farne a meno a condizione di servirsene. Non si tratta certo qui, del Padre in senso fisico, padrone assoluto e autoritario, all’interno della famiglia, ma di quel Padre come forma simbolica che fa parte dell’Edipo stesso, per cui, anche se più difficile, può essere anche la stessa Madre e viceversa non esserlo il padre, questo è già più facile, poiché non è una questione personale o di genere, ma di intelligenza e di forza. Necessaria e vitale, è dunque questa forma simbolica, che muove di là da ogni tipologia di famiglia o di genere sessuale, e che metaforicamente parlando, taglia quel cordone ombelicale tra il bambino e la madre. E non è una divisione come si potrebbe pensare, ma un’unione reale, che nel rapporto simbiotico non può esserci, poiché ogni identità viene annullata a favore di un desiderio fantasmagorico; senza considerare poi, che questo modo di relazionarsi, finisce per inficiare ogni relazione a venire, in quanto, non si può non mancare con l’altro, laddove si è mancati a se stessi. La vera funzione del Padre è quella di unire, [ecco l’elemento simbolico] e non di opporre un desiderio con la Legge. L’opposizione al desiderio del figlio con la Legge è tipica del padre padrone tradizionale, il quale, non avendo risolto il proprio desiderio e relativa mancanza, prodotta dallo stesso impedimento, da cui poi il desiderio inizia a scaturire, coinvolge il figlio, a sua volta, com’è stato fatto con lui, in questo processo, imponendogli quello che viene percepito, come il proprio desiderio, cosa che del resto fa anche la madre in altri modi. Ecco che, per uscire da questo circolo senza fine, è indispensabile trovare quel Padre simbolico al di fuori di quello che è il legame di sangue, se si vuole recuperare una propria integrità ed essere finalmente Soggetti, in grado di amare, e non oggetti del cosiddetto amore altrui andato a male, vittime queste di un desiderio insoddisfatto, e che non potrà mai in questo modo, trovarvi soddisfazione.

Crediti
 • Anna Maria Tocchetto •
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