Egon SchieleLa teoria del complotto globale si è affermata come la risposta più semplice, seducente e universalmente applicabile alla sconcertante complessità del mondo. Di fronte a eventi che appaiono caotici, ingiusti, o semplicemente incomprensibili, il pensiero cospirazionista offre un’ancora di salvezza intellettuale, una chiave universale che apre ogni porta: un’unica, grande, totalizzante spiegazione. In questo universo ordinato e significativo, non esistono il caso, la contingenza, la stupidità umana, l’incompetenza dei leader, o le conseguenze impreviste e non volute delle azioni umane. Esiste solo un Piano, una volontà invisibile, un’agenda nascosta orchestrata da un gruppo ristretto e onnipotente di burattinai che muovono i fili della storia. E in questa narrazione epica, che assume i contorni di un moderno gnosticismo, l’Occidente, con il suo vasto apparato di istituzioni opache (la CIA, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, le multinazionali, i think tank, il gruppo Bilderberg), è stato eletto all’indiscusso ruolo di Cospiratore Supremo, il Demiurgo malvagio di un mondo corrotto. Questa visione del mondo non è una forma di analisi politica; è una fede, una teologia secolare. La sua forza non risiede nella solidità delle prove, che sono invariabilmente circostanziali, decontestualizzate, aneddotiche o del tutto inesistenti, ma nella sua impeccabile e asfissiante coerenza interna. Una volta accettato l’assioma iniziale del complotto, ogni singolo evento, non importa quanto slegato, può essere interpretato come una sua inconfutabile conferma. Le prove a favore sono accolte acriticamente; le prove contrarie, o l’assenza di prove, vengono respinte come parte integrante della disinformazione messa in atto dai cospiratori stessi per coprire le loro tracce. È un sistema di pensiero perfettamente circolare, una fortezza ideologica impenetrabile alla logica e ai fatti.

Il suo fascino psicologico è immenso, perché risponde a un bisogno umano fondamentale: il bisogno di ordine e di significato. È infinitamente più rassicurante e mentalmente più confortevole pensare che il mondo sia governato da un gruppo di persone spietate ma geniali, piuttosto che ammettere la verità, molto più terrificante, che esso non sia governato affatto, o che il suo corso sia il risultato caotico, imprevedibile e spesso deludente di miliardi di decisioni individuali, di interessi contrastanti e di pure e semplici contingenze. Un universo con un Diavolo organizzato è psicologicamente preferibile a un universo senza Dio, abbandonato al caos. La paranoia, in questo senso, offre un senso di ordine nel disordine, e conferisce al credente uno status privilegiato: quello di essere uno dei pochi illuminati che hanno aperto gli occhi, a differenza delle masse addormentate, le pecore. L’attribuzione del ruolo di burattinaio globale all’Occidente serve inoltre a molteplici e convergenti scopi politici. Per i regimi autoritari e corrotti di tutto il mondo, è uno strumento di propaganda perfetto e a basso costo. Permette di deviare la rabbia e la frustrazione popolare, causate dai propri fallimenti e dalla propria cleptocrazia, verso un comodo nemico esterno, unificante e facilmente demonizzabile. Allo stesso tempo, serve a certi attivisti e intellettuali occidentali come conferma definitiva della malvagità intrinseca della propria società, un modo per dare corpo al proprio senso di colpa e alla propria alienazione, trasformando una critica politica in un rifiuto totale e romantico. In entrambi i casi, l’effetto finale è il medesimo: la paralisi del pensiero critico.

Perché sforzarsi di analizzare le complesse dinamiche economiche e sociali del proprio paese, quando si può semplicemente incolpare il Fondo Monetario Internazionale? Perché studiare le profonde e intricate radici storiche di un conflitto etnico, quando si può liquidare la questione affermando che è stato fomentato dallesterno’ dalla CIA? Il cospirazionismo è la teologia del pigro, la scorciatoia mentale di chi rifiuta la fatica della complessità. La conseguenza più grave e a lungo termine di questa mentalità è la distruzione sistematica della fiducia, che è il collante invisibile di ogni società funzionale. Se i governi, i media tradizionali, la comunità scientifica, le università e persino le ONG sono tutti percepiti come parte del complotto, o come suoi utili idioti, allora non esiste più alcuna fonte di informazione affidabile, nessuna autorità epistemica. Non c’è più un terreno comune di fatti condivisi su cui poter basare un dibattito pubblico razionale. Si entra in un mondo di post-verità, un deserto informativo dove ogni affermazione ha lo stesso valore di un’altra, e l’unica guida rimasta è il sospetto universale. Questo processo non rende le persone più libere o più critiche; le rende, al contrario, infinitamente più sole, più ansiose e più manipolabili, pronte a credere a chiunque offra la spiegazione più semplice, più emotivamente gratificante e più in linea con i loro pregiudizi. Smantellare questa visione paranoica non significa difendere ciecamente le istituzioni occidentali o negare le operazioni segrete, gli abusi di potere e le reali cospirazioni (limitate e specifiche) che la storia ha ampiamente documentato. Significa, piuttosto, rifiutare la tentazione intellettuale del complotto totale, della spiegazione unica e onnicomprensiva, per abbracciare il difficile, umile e indispensabile lavoro dell’analisi empirica, della distinzione, della verifica delle fonti e della comprensione della complessità. È la scelta tra la comodità della fede e la fatica della ragione.

Crediti
 Autori Vari
  L'analisi decostruisce il masochismo della colpa occidentale. Il rimorso per il passato diventa un'ideologia paralizzante che genera paternalismo e odio di sé, impedendo un'azione costruttiva. Si propone di superare questo sterile vittimismo per abbracciare una responsabilità matura, capace di affrontare le sfide globali senza autoflagellazione.
  Il singhiozzo dell'uomo bianco di Pascal Bruckner. Pubblicato in Italia: Aprile 1984
 SchieleArt •   • 



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Il pericolo della persuasione occulta ⋯ 
Tutti i metodi di lavaggio del cervello usati dalla propaganda politica e dalla pubblicità industriale devono essere messi al bando. I metodi in questione sono pericolosi, non solo perché ci inducono ad acquistare cose di cui non abbiamo bisogno e che non desideriamo, ma anche perché ci persuadono a scegliere rappresentanti politici di cui non avremmo bisogno e che non desidereremmo se fossimo nel pieno possesso delle nostre facoltà mentali.
 Erich Fromm  Avere o essere
 Scuola di Francoforte, Psicologia sociale, Saggistica


La gentilezza verso chi sarà raggirato ⋯ 
La capacità invidiabile di assumere un atteggiamento gentile nei riguardi di chi sta per godere del privilegio di essere raggirato.
 Ambrose Bierce  Il dizionario del diavolo
 Satira, Psicologia, Dizionario umoristico


Nessuno si sacrifica per la verità ⋯ 
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Tutte e tre le proposizioni dimostrano subito che l'uomo delle convinzioni non è l'uomo del pensiero scientifico; egli ci sta davanti nell'età dell'innocenza teoretica ed è un bambino, per adulto che possa essere nel resto. Interi millenni hanno però vissuto con questi presupposti puerili, e da essi sono sgorgate le più potenti fonti di energia dell'umanità.
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 Friedrich Nietzsche  Umano, troppo umano
 Filosofia, Critica della conoscenza


Superficialità distruttiva ⋯ 
La personalità psicopatica appare normale superficialmente ma è priva di empatia e rimorso. Questi individui manipolano e distruggono senza scrupoli, rappresentando una minaccia silenziosa per la società. La loro superficialità affascina mentre la loro distruttività corrode i legami sociali.
 Hervey Cleckley  Psicopatia quotidiana
 Psicologia, Medicina


L'evocazione di un pensiero liberatorio ⋯ 
Nel mondo delle merci la filosofia lotta, evocando concetti che spezzano le catene della pubblicità
 Guy Debord  La società dello spettacolo
 Filosofia, Critica sociale, Situazionismo


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