L’essenza intima della santità, del rinnegamento di sé, della mortificazione della volontà individuale e dell’ascesi è stata qui espressa, in modo astratto e libero da ogni elemento mitico, come negazione della volontà di vivere.
Tali vie «quietive» prospettate dal filosofo di Danzica sono evidentemente in netto contrasto con la stimolante volontà solare (Sonnen-Wille) di Zarathustra, con il monito zarathustriano di fedeltà alla Terra e di celebrazione della corporeità e della vita del qui e dell’ora: alla gaia saggezza dionisiaca di Zarathustra, protesa alla bonificazione degli istinti vitali, al danzatore che plasticamente segue il costante scorrere del flusso dell’esistenza, il vegliardo, in quanto Sinn-bild, immagine sensibile del Santo, contrappone la rigidità ascetica di una vita di mortificazione carnale, espiazione e macerazione, che risuona della dimensione soteriologica schopenhaueriana legata alla salvezza, da intendersi come negazione del mondo e delle sue infernali passioni, come «acquietamento tendenzialmente definitivo della volontà che prelude alla compiuta rassegnazione e alla totale rinuncia della vita nell’ascesi».







Ancora nessun commento