Ambasciatori Anemolj: il confronto culturale con gli utopiensiMa gli Anemolj, ch’erano poco lontani, e aveano poco commercio cogli Utopiensi, intendendo come tutti vestivano rozzamente, si diedero a credere, che facessero questo per povertà, onde più arroganti che savi determinarono di mostrarsi come Dei cogli abiti ornati, e muovere i miseri Utopiensi a meraviglia. Così entrarono nella città tre ambasciatori con cento in compagnia vestiti a vari colori, e molti di seta. Gli ambasciatori, che erano nobili nel paese loro, aveano manti e collane d’oro, anelli d’oro pendenti dalle orecchie, ed altre collane pendenti dai capelli, con gioie e perle lampeggianti: ed in somma erano ornati di quelle cose, che sono appo gli Utopiensi o supplicj de’ servi, o biasimi d’uomini infami, ovvero inezie di fanciulli. Era un giuoco mirare come si mostravano arroganti, quando faceano comparazione dal loro ornamento al vestire degli Utopiensi, perché tutto il popolo si era ridotto in piazza. Considerate ora quanto si trovarono ingannati della loro speranza, e lontani da quello che immaginavano di ottenere. Questo loro ornamento fu giudicato cosa vergognosa dagli Utopiensi, eccetto da pochi, i quali per giuste cause erano stati a vedere altre nazioni; per il che salutando per signori ogni minimo servo di quelli, pensarono che gli ambasciatori fossero servi e non gli onorarono punto. Avresti veduto i fanciulli che avevano gettato le perle e le gioie, quando le videro pendere dai capelli degli ambasciatori, mostrargli alle madri dicendo: Eccoti o madre quello sciocco, che usa perle e gioie come se fosse un bambino. La madre da dovero diceva: taci figliuolo, perché forse colui è un buffone degli ambasciatori. Altri biasimavano quelle catene d’oro con dire che erano tanto sottili, che un servo le potrebbe rompere, e tanto larghe, che se le potrebbe levare dal collo e fuggire. Gli ambasciatori stati ivi due giorni, e vedendo quanto a vile vi era tenuto l’oro, anzi più biasimato appo gli Utopiensi, che non era appo loro in prezzo: e mirando le catene e i ceppi di un servo fuggitivo, nei quali era più oro ed argento, che non valeva ogni ornamento di tutti tre, deposero ogni lor vago portamento, del quale prima andavano arroganti. Poichè parlarono cogli Utopiensi, compresero come si maravigliavano che un uomo potesse mirare una gioia lampeggiante, al quale fosse lecito di mirare le stelle e il sole: e che alcuno si riputasse più nobile per il filo di lana più sottile, quando che quello pure è stato portato da una pecora, la quale perciò non è più che pecora. Si meravigliano ancora che l’oro di sua natura così inutile tanto venga stimato dalle altre genti, che l’uomo, per causa del quale l’oro è in pregio, sia meno stimato che l’oro, in tanto che alcuno rozzo e stupido tenga in servitù molti uomini dabbene e savi, solamente perché possede molti danari. I quali se per fortuna o per qualche sottilità delle leggi fossero condotti in mano del peggior servo di quello, sarà egli astretto farsi servo del suo servo, solamente per questo mutamento di posseder danari. Mi maraviglio ed abbomino quelli che danno ai ricchi quasi gli onori divini, non perché loro siano obbligati, né debitori, ma solamente perché sono ricchi, benchè non sperino, vivendo quelli, aver pur un danaro de tanti che possedono, conoscendoli miseri ed avari. Queste e simili opinioni hanno bevuto gli Utopiensi parte col latte nella fanciullezza, parti negli istituti della repubblica, i quali da ogni inezia sono molto alieni, e parte dalla dottrina.

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Crediti
 Tommaso Moro
 L'Utopia
  Pellegrinaggi degli Utopiensi.
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