
«Ho una tale sfiducia nel futuro, che faccio progetti solo per il passato». Questa frase di Flaiano – uno scrittore le cui battute vanno prese estremamente sul serio – contiene una verità su cui vale la pena di riflettere. Il futuro, come la crisi, è infatti oggi uno dei principali e più efficaci dispositivi del potere. Che esso venga agitato come un minaccioso spauracchio (impoverimento e catastrofi ecologiche) o come un radioso avvenire (come dallo stucchevole progressismo), si tratta in ogni caso di far passare l’idea che noi dobbiamo orientare le nostre azioni e i nostri pensieri unicamente su di esso. Che dobbiamo, cioè, lasciare da parte il passato, che non si può cambiare ed è quindi inutile – o tutt’al più da conservare in un museo – e, quanto al presente, interessarcene solo nella misura in cui serve a preparare il futuro. Nulla di più falso: la sola cosa che possediamo e possiamo conoscere con qualche certezza è il passato mentre il presente è per definizione difficile da afferrare e il futuro, che non esiste, può essere inventato di sana pianta da qualsiasi ciarlatano. Diffidate, tanto nella vita privata che nella sfera pubblica, di chi vi offre un futuro: costui sta quasi sempre cercando di intrappolarvi o di raggirarvi. «Non permetterò mai all’ombra del futuro» ha scritto Ivan Illich «di posarsi sui concetti attraverso cui cerco di pensare ciò che è e ciò che è stato». E Benjamin ha osservato che nel ricordo (che è qualcosa di diverso dalla memoria come immobile archivio) noi agiamo in realtà sul passato, lo rendiamo in qualche modo nuovamente possibile. Flaiano aveva allora ragione suggerendoci di fare progetti sul passato. Solo un’indagine archeologica sul passato può permetterci di accedere al presente, mentre uno sguardo rivolto unicamente al futuro ci espropria, col nostro passato, anche del presente.
Una critica al separatismo di genere ⋯
C'è un femminismo estremista che non amo. Soprattutto per due suoi aspetti. Il primo: l'ostilità verso l'uomo. Mi sembra che nel mondo ci sia già troppo ostilità bianchi e neri, destra e sinistra, cristiani e non cristiani, cattolici e protestanti che non c'è bisogno di creare un altro ghetto. Il secondo: il fatto che sia un progresso per la donna moderna mettersi nella stessa condizione dell'uomo moderno il manager che fa affari, il finanziere, il politico senza vedere il lato assurdo e anche inutile di queste attività.
Marguerite Yourcenar Ad occhi aperti
Saggistica, Femminismo, Critica sociale
L'arroganza nasce dalla troppa considerazione ⋯
La natura umana è tanto sicuramente spinta all'arroganza dalla considerazione quanto mantenuta nel rispetto della fermezza.
Tucidide La guerra del Peloponneso
Storiografia greca, Riflessione psicologica, Testo storico
Destino ineluttabile ⋯
Nessuno può sfuggire al proprio destino, perché ogni passo che compiamo per evitarlo ci avvicina sempre di più alla sua realizzazione.
Sofocle Edipo Re
Tragedia greca, Teatro classico
Lo sguardo rivolto al compito futuro ⋯
Non si presta mai attenzione a ciò che è stato fatto; si vede soltanto ciò che resta da fare.
Marie Curie Lettere
Scienza, Epistolario, Biografia
La filosofia come espressione storica ⋯
Pensare un’affermazione filosofica come vera in un determinato periodo storico, cioè come espressione necessaria e inscindibile di una determinata azione storica, di una determinata praxis, ma superata e «vanificata» in un periodo successivo, senza però cadere nello scetticismo e nel relativismo morale e ideologico, cioè concepire la filosofia come storicità, è operazione mentale un po’ ardua e difficile.
Antonio Gramsci Quaderni del carcere
Marxismo, Saggistica politica, Filosofia della storia
Il diritto all’ozio di Paul Lafargue
Descrizione: Lafargue, genero di Karl Marx, critica la mistica del lavoro e il culto del progresso incessante, sostenendo che l’ossessione per il futuro e la produzione sia una forma di schiavitù moderna. Il libro invita a riscoprire il valore del presente e del tempo libero, contrapponendosi alla logica che subordina ogni azione a un avvenire utopico o minaccioso. Questa prospettiva si allinea con la critica del testo alla pretesa delirante di orientare pensieri e azioni unicamente sul futuro, e all’invito a diffidare di chi lo offre come una promessa o una minaccia, valorizzando invece l’autenticità del presente.
Lo spettro dell’utopia di Zygmunt Bauman
Descrizione: Bauman analizza il ruolo delle utopie e delle promesse di un futuro migliore nella società moderna, mostrando come esse possano trasformarsi in dispositivi di controllo e di repressione, allontanando l’individuo dalla realtà presente. L’autore esplora il declino delle grandi narrazioni utopiche e l’emergere di un senso di incertezza riguardo all’avvenire. Il libro è rilevante per comprendere come il futuro, come la crisi, è infatti oggi uno dei principali e più efficaci dispositivi del potere, sia come spauracchio che come radioso avvenire, sottolineando i pericoli di un’illusione che ci espropria, col nostro passato, anche del presente.
Discorsi sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie
Descrizione: La Boétie si interroga sul paradosso per cui i popoli, pur essendo in maggioranza, si sottomettono volontariamente alla tirannia di pochi. L’autore sostiene che la tirannia si regge sul consenso dei sottomessi e che la libertà può essere riconquistata semplicemente rifiutando di cooperare. Sebbene non direttamente sul futuro, il suo saggio è pertinente per la critica a chi cerca di intrappolare o di raggirare attraverso promesse o minacce, evidenziando il ruolo della servitù volontaria quando si accetta di subordinare la propria libertà a visioni imposte, sia del passato che del futuro.

























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