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La psicoanalisi ha privilegiato un aspetto della nostra vita, e ci ha nascosto l’altro. Ha sopravvalutato una delle nostre nascite, la nascita biologica e genitale, e ha dimenticato l’altra, la nascita iniziatica. Ha dimenticato che se ci sono due esseri che presiedono alla nostra nascita biologica, succede sempre che gli altri ci seducano (possono essere gli stessi), e questi sono in qualche modo i nostri genitori iniziatici. Questa seconda nascita riscatta l’altra e tutti i conflitti edipici tanto bene descritti dalla psicanalisi, ma che non riguardano appunto che la prima.

Questa prima nascita ci impone una storia, necessariamente edipica. Storia di rimozione e di lavoro inconscio, storia psicologica di complessi e di lutto, di rapporti sempre alterati e mortificanti con il Padre, con la Legge, con l’ordine simbolico. Quel che la psicoanalisi non ha visto è che fortunatamente ci succede sempre dell’altro, un evento senza precedenti, che inaugura non una storia, ma un destino, e che, in quanto senza precedenti, ci libera di questa genesi e di questa storia. Questo evento senza precedenti è la seduzione, è anch’esso senza origine, viene d’altrove, giunge sempre inopinatamente, è un evento puro che cancella d’un sol colpo i determinismi coscienti e inconsci.

⋯ Nicola Samori ⋯

Tutti noi siamo stati prodotti un giorno, tutti noi dobbiamo essere sedotti. È questa l’unica vera “liberazione”, quella che apre al di la dell’Edipo e della Legge, e che ci toglie dal duro calvario psicologico e insieme dalla fatalità biologica di essere stati generati attraverso il sesso.

I soli malati sono quelli della seduzione. Esattamente quelli a cui questo evento senza precedenti non è capitato, quelli che non hanno conosciuto una seconda nascita iniziatica e che, per questa ragione, resteranno imprigionati nella loro storia edipica e votati alla psicoanalisi. Che li circuisce sulla base di un’economia del desiderio, e cioè di un rifiuto della seduzione in cui essa ha contribuito non poco a rinchiuderli. Infatti è dalla psicoanalisi (e non solo da essa, certo) che procede questa inconcepibile allucinazione dell’individuo sul suo desiderio. È essa, come ha dimostrato Monique Schneider nel suo libro, Freud et le plaisir, che, al termine della “rivoluzione psicologica” del XIX secolo, è riuscita a operare questa sostituzione folle di un’economia psichica individuale, di una libido, di un desiderio proprio, e delle peripezie edipiche di questo desiderio, all’evento giunto da altrove, all’accadimento iniziatore, seduttore, fatale dell’altro come evento senza precedenti, alla sorpresa, alla coincidenza del mondo e dei segni che fanno di voi non un soggetto, ma un oggetto d’elezione e di seduzione. Ciò che vi fa esistere non è la forza del vostro desiderio ( tutto l’immaginario energetico ed economico del XIX secolo), è il gioco del mondo e della seduzione, è la passione di giocare e di essere giocato, è la passione dell’illusione e delle apparenze, è ciò che, giunto da altrove, dagli altri, dal loro volto, dal loro linguaggio, dai loro gesti, vi turba, vi alletta, vi intima di esistere, è l’incontro, la sorpresa di ciò che esiste prima di voi, fuori di voi, senza di voi – meravigliosa esteriorità dell’oggetto puro, dell’evento puro -, ciò che succede senza che voi c’entriate per niente, che sollievo infine, solo questo può sedurci: ci hanno tanto sollecitato a essere la causa di tutto, di trovare una causa a tutto. Oggetto minerale, evento-solstizio, oggetto sensuale, forma desertica, tutto ciò ci seduce perché non ha niente a che fare con la nostra economia del desiderio, e perché in fondo l’essere non deve far altro che esistere nel suo essere, non è niente e non esiste che nell’essere suscitato fuori di sé, nel gioco del mondo e della vertigine della seduzione. È contro tutto ciò che si rivolge la psicoanalisi quando formula l’ipotesi del mondo esterno come aggressione, dell’io come sistema di difesa e d’investimento, del piacere come risoluzione delle tensioni. Il problema per Freud è consistito interamente nello spezzare questo evento incontrollabile della seduzione.

⋯ Marcel Duchamp ⋯

Situazione paradossale dell’analisi quando si riferisce al materiale del sogno, perché appunto in questa prospettiva fatale, il sogno è evento, mentre nell’analisi non è altro che sintomo, e lo stesso si dica per la follia, per la nevrosi, per il lapsus: ovunque la psicoanalisi è passata accanto alla loro potenza d’irrompere, d’illudere, di sedurre, è passata accanto al loro fatto stesso, per non farne che sintomi, togliendo ogni sovranità all’irrompere delle cose, alla magia delle apparenze e alla sfida che esse implicano, per affidare tutto ciò al solo soggetto dell’interpretazione. Contro tutto ciò la psicoanalisi ha innalzato il suo soggetto del desiderio, il suo Robinson dell’inconscio, votato a un’economia insulare e all’esorcismo di ogni aggressione esterna – niente è sintomatico come concepire il mondo esterno come fonte di squilibrio e la stessa pulsione interna come minaccia di rottura: l’unico destino del soggetto sarà quello di scaricarsi delle sue tensioni, di purgarsi delle sue eccitazioni interne, di neutralizzare l’irruzione delle forze demoniache che continuamente minacciano di disintegrazione la fortezza psichica – non è nemmeno più un destino di pulsioni, è un destino di espulsione. Come Ulisse, sordo a ogni incantesimo delle forme esteriori, il soggetto non avrà più altro compito che quello di liberarsi della sua energia pulsionale in un’organizzazione difensiva votata al piacere come principio (!) e alla morte come risoluzione, ovvero alla pulsione di morte tout court per sbarazzarsi di queste tensioni.

⋯ Marcel Duchamp ⋯

Monique Schneider mostra come Freud teorico si ritiri di fronte ai primi attacchi della seduzione (del concetto di seduzione), intravista appena un istante, dispiegando il dispositivo psichico della psicoanalisi stessa, incentrato su un individuo interamente protetto fin dall’inizio – puro recinto pulsionale votato a gestire il suo desiderio, a distribuire i suoi investimenti, a inventare le sue relazioni d’oggetto, a fantasmare sulla sua immagine -, cioè un essere al quale fondamentalmente tutto verrà dall’interno, in un processo essenzialmente individuale, e niente dall’esterno, in un processo duale.

In fondo, perché Edipo torni a Tebe e nella sua problematica edipica (giacere con la madre, l’accecamento come castrazione simbolica ecc.), bisogna che la Sfinge sia morta, cioè che sia stata messa fine alla seduzione e alla sua vertigine, all’enigma e al segreto, a vantaggio di una storia nascosta il cui dramma è tutto nella rimozione e la cui chiave è nell’interpretazione (mentre l’enigma non deve mai essere svelato, esso seduce con questa intelligibilità segreta che è dell’ordine della divinazione) – bisogna che sia stata messa fine all’enigma seduttore (La Sfinge) a vantaggio della verità mortifera.

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Crediti
 • Jean Baudrillard •
 • Le strategie fatali •
 • Pinterest • Marcel Duchamp  •  •

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