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L’idea che gli esseri umani possano essere pacifici per natura e che siano stati corrotti poi, da quelle che sono le istituzioni moderne, non regge molto, a sentire gli scienziati sociali, per quanto riguarda la violenza; infatti, il professore di psicologia Steven Pinker, presso la Harvard University, spiega che le società dei nostri antenati erano molto più crudeli e violente rispetto a quelle di oggi.

Il cosmopolitismo e la globalizzazione

È così difficile credere che viviamo nel tempo più sicuro e pacifico di tutta la storia? Proviamo a fare mente locale: la percentuale dei morti nelle attuali guerre è molto inferiore che in qualsiasi altro momento del passato. Nelle società in cui lo Stato non esisteva ancora, per esempio, le vittime di una guerra, avrebbero potuto raggiungere il 60% della popolazione. Anche se la seconda guerra mondiale fu uno dei conflitti più sanguinosi che abbiamo visto, sono ben di sotto i morti che ci furono nella caduta dell’Impero romano o nell’invasione mongola di Gengis Khan. La percentuale di decessi causati dall’invasione dell’imperatore mongolo, equivale, attualmente, a 278 milioni di persone: quasi tutta l’Europa.
Nel corso della storia siamo passati attraverso un processo di pacificazione. L’avvio del commercio, ha portato verso la correlazione e il bisogno reciproco. Se volevamo che un affare arrivasse a buon fine, dovevamo capire gli interessi e le esigenze dell’altra parte, di conseguenza, è stata stimolata l’empatia, l’autocontrollo, e ridotta dunque, l’aggressività. Negli stati democratici, molti dei conflitti sono stati risolti dalle leggi e norme commisurate e, solitamente, sono applicate a livello internazionale. Per questo motivo di solito non ci sono guerre tra paesi democratici, perché si basano sugli stessi principi, favorendo dunque, i suoi cittadini, principali vittime delle guerre. E si giunge così, all’individualismo, una corrente filosofica che difende la dignità umana di tutti i popoli, e prevede che qualsiasi aggressione fisica o mentale verso gli altri, passi ad essere impopolare e punibile; senza dimenticare l’istruzione e la ragione, che sono un antidoto alla superstizione.

Coloro che ti fanno credere nell’assurdo, possono arrivare a farti commettere delle atrocità.
Voltaire

Infatti, per gran parte della storia e nelle molteplici società tribali, le leggi e le regole di condotta si basavano su miti e superstizioni religiose, per cui, si poteva finire per commettere atrocità, giustificate poi da idee dogmatiche.
Oggi, il cosmopolitismo e la globalizzazione tendono ad avvicinarci. Persone provenienti da altre culture e costumi con cui dobbiamo rapportarci, comportano un sentire più comprensivo ed empatico, di modo che le si possa includere nella stessa cerchia di appartenenza.
Del resto, è stato dimostrato che i membri di uno stesso gruppo tendono a collaborare tra loro per risolvere i conflitti in forma meno violenta rispetto agli individui che nel passato erano più dislocati. Per questo motivo il cosmopolitismo contiene in sé, una forza pacificatrice.
Un caso rappresentativo del declino della violenza è la lotta per i diritti degli animali. Le forze che hanno dato impulso sono i principi etici: non infliggere dolore o sofferenza. A differenza di quanto accaduto nei movimenti per i diritti umani, i movimenti in cui le persone colpite hanno iniziato la lotta, gli animali non possono difendere i propri diritti da soli, sono alla nostra mercé; semplicemente possiamo fare con loro, quello che vogliamo. Le regolamentazioni per lavorare con gli animali nei laboratori, stanno diventando sempre più severe. Come succede nello sfruttamento bovino e la sua macellazione, e se analizziamo il mondo dello spettacolo si vede un andamento simile. Cresce il numero di detrattori della corrida, dei combattimenti di galli e qualsiasi forma di intrattenimento che coinvolge la sofferenza degli animali. Il parlamento della Catalogna ha vietato la corrida nel 2012 e l’Inghilterra ha vietato la caccia delle volpi, nel 2002, una pratica emblematica nel paese.
Ma non tutte le specie si vedono beneficiate dalla stessa simpatia da parte nostra: quelli con caratteristiche infantili, con la testa o grandi occhi rotondi come il koala o il panda, oppure i volti espressivi come quelli delle scimmie, ci risultano più simpatici e siamo più distanti dalle specie, che purtroppo per loro, non hanno queste caratteristiche, come il topo, maiale o iena. Di per sé, chi ci risulta più simile a noi, viene trattato meglio. Ci preoccupa più il benessere di un mammifero che quello di un rettile e più di questo che quello di un pesce. Quanto più semplice ci sembra un animale, minore importanza diamo al loro benessere. I bambini neanche hanno iniziato la lotta per i loro diritti, ma sono il nostro futuro e il loro benessere è un futuro promettente per tutti. Allora, perché abbiamo deciso di difendere la causa degli animali? Le lotte preesistenti per i diritti, l’empatia e la ragione, sono alcuni dei propulsori.

Lungi dal pensiero che diventeremo più violenti, la modernità e le sue istituzioni culturali ci hanno reso più nobili.
Steven Pinker


Crediti
 • Autori Vari •
 • El declive de la violencia •
 • Pinterest •   •  •
 • Sergio Parilli •
 • Anna Maria T. •

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