St Eustathios ⋯ Istituto Ellenico di Venezia
Con la morte di Aristotele, avvenuta nel 322 a.C., si può ben dire che il pensiero classico greco è alla fine ed inizia quello ellenistico.

La Grecia non è più il centro del mondo ma, e poi con la conquista romana, si avvierà ad essere una provincia come le altre dell’immenso Impero macedone, sebbene in seguito la Grecia conquisterà con la sua cultura i conquistatori. Ma, a contatto con le altre culture, il pensiero genuinamente greco diventa ellenistico cioè grecizzato (dal verbo ἑλληνίζω che, alla lettera, significa ellenizzare ovvero vedere come paradigmatica la cultura greca onde di fatto ritenerla superiore, diffonderla e far sì che la si imiti).

E infatti, tutta la cultura dell’Ellade classica “ellenizza” popoli in cui si diffonde, creando una nuova sintesi del sapere tramite l’incontro con gli altri popoli. Non più una comunità etnica bensì tante etnie (i noti barbari o “balbettanti” come i greci chiamavano gli altri popoli) che parlano un “nuovo” greco: in sintesi si assiste alla nascita di una nuova cultura sebbene diversa da quella originale delle póleis greche, com’è ovvio, venendo a dilatarsi i confini del mondo.

Il termine “ellenismo”, per precisione, fu ripreso e mutuato, già in opere precedenti di esegesi biblica e neotestamentaria, in campo storico da J.G.Droysen, storico tedesco, introducendolo nella sua opera Storia dell’Ellenismo risalente al 1887/8, e tale termine ebbe fortuna proprio grazie alla sua opera in cui prende in considerazione il periodo dei successori di Alessandro come èra a sé stante.

Anche la lingua greca si trasforma: un “miscuglio” originale, una nuova parlata… già usata da Aristotele. È un nuovo linguaggio complesso con l’attico di base ma cui viene tolta la sua bellezza estetica e certe sue particolarità, mercé la conseguenza dell’espansione in Oriente di Alessandro Magno. Infatti la koinè viene influenzata dallo jonico tipico dell’Asia Minore, allontanandosi così dall’eleganza dell’attico, profusa dal genio linguistico di Platone.

Quindi la filosofia ellenistica rispecchia e riflette il dilatarsi dei confini politici onde per cui assistiamo anche all’accettazione degli stranieri e delle donne in tali “scuole”. C’è da rimarcare che l’inquadramento della scienza filosofico-scientifica dato da Aristotele e dai suoi successori – si pensi a Teofrasto («eloquio divino», soprannome datogli da Aristotele medesimo) – assume un vigore nuovo: le scienze tendono ad una propria autonomia e tale modo di procedere sarà la linea guida della nuova filosofia ”scientifica”, mentre il filosofare propriamente detto tende ad abbandonare le grandi costruzioni metafisiche, accentrando la speculazione sul problema etico-morale.

Nasce così, decadendo di fatto la pólis come «caput mundi», una visione completamente differente del vivere: Atene non è più il centro di cultura per antonomasia ma si affianca ad essa Pergamo, Antiochia, Efeso etc., e soprattutto Alessandria d’Egitto. Qui anticipiamo che l’attività scientifica e filosofica nata in Grecia, in Sicilia e nella Magna Graecia nonché nell’Asia Minore, aveva avuto una fioritura in Alessandria d’Egitto sotto il regno dei Tolomei grazie alla fondazione del Museo e della Biblioteca, diffondendosi poi a Pergamo – da qui la parola pergamena – ed altri centri, ritornando col tempo nuovamente ad Atene fin quando non venne chiusa la Scuola d’Atene nel fatidico 529 d.C..

Tornando a noi, caduti i preconcetti fra le varie etnie, lo sconvolgimento dell’Ellenismo, mettendo ai margini le «città-stato» che pure hanno ancora la propria forza, porta seco un nuovo modo di vivere e di essere dell’uomo greco. I filosofi cercano la quiete dell’animo: la saggezza, onde si assiste anche ad una specie di messa tra parentesi delle capacità della ratio teoretico-speculativa, anche se abbiamo – quale esempio – la corrente scettica che rivaluta in filosofia il dubbio razionale, l’indagine sui limiti e le possibilità della mente che fa filosofia.

Logoramento della ratio speculativa a scapito di una visione morale, saggia del cosmo: saggezza rintracciabile nel sovrano, riflesso politico.

Però, schematicamente, assistiamo ad una rivalutazione e ad un progresso delle scienze singole mentre il filosofare genuinamente speculativo, teoretico, risente della crisi suddetta soprattutto in Atene, sempre e comunque centro della teoresi: si pensi ai già citati scettici. Però Atene non è più la città per antonomasia, ripetiamo, che però ritornerà in auge, poi, ma per altri motivi come la tappa obbligata per gli studiosi di tutto il mondo conosciuto allora.

Però non sono da obliare l’epicureismo, lo scetticismo suddetto e lo stoicismo di origine semitica ma fusi perfettamente con il periodo siffatto del pensiero greco.

Se il saggio nell’Ellenismo rifiuta la politica perché porta al male dell’animo, ci sono anche filosofi che assumeranno cariche politiche come ambascerie etc.; inoltre – da non dimenticare – la valenza che assume la Natura quale punto cardine del filosofare (c’è chi considera la phýsis come fonte di irrazionalità, chi come fornita di armonia ed equilibrio), onde tale rivalutazione porta seco la esclusione o il«tentativo» – tra virgolette – di trascendenza.

Crediti
 • Enrico Marco Cipollini •
 • La filosofia ellenistica o post-aristotelica •
 • Pinterest • St Eustathios Istituto Ellenico di Venezia •  •

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