
«Ci sono ancora musei e biblioteche?».
«No. Vogliamo dimenticare il passato, salvo che per comporre elegie. Non ci sono commemorazioni né centenari né immagini di uomini morti. Ciascuno deve creare da solo le scienze e le arti di cui ha bisogno».
«In tal caso, ciascuno deve essere il proprio Bernard Shaw, il proprio Gesù Cristo e il proprio Archimede».
Annuì senza dire parola. Indagai:
«Cosa è successo ai governi?».
«Secondo la tradizione, caddero gradualmente in disuso. Indicevano elezioni, dichiaravano guerre, imponevano tasse, confiscavano fortune, ordinavano arresti e pretendevano di imporre la censura, ma nessuno al mondo obbediva. La stampa smise di pubblicare gli articoli e le effigi dei politici. Questi dovettero cercarsi mestieri onesti; alcuni divennero bravi comici o bravi guaritori [..]».
Dopo aver camminato un quarto d’ora, girammo a sinistra. In fondo scorsi una specie di torre, coronata da una cupola.
«E il crematorio» disse qualcuno. «Dentro c’è la camera letale. Raccontano che fu inventata da un filantropo chiamato, credo, Adolf Hitler».
Il custode, la cui statura non mi sorprese, ci aprì il cancello. Il mio ospite mormorò qualche parola. Prima di entrare, si congedò con un gesto.
«Continuerà a nevicare» annunciò la donna.
Nella mia scrivania di calle México conservo la tela che qualcuno dipingerà, fra migliaia di anni, con materiali oggi dispersi sul pianeta.
Il filantropo
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